Enrico Mattei Enrico Mattei
Enrico Mattei

speeches

CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI MATELICA
Teatro Condominiale 28 Giugno 1953

Questa cittadinanza onoraria è un motivo di orgoglio e un motivo di emozione.
Di solito, la cittadinanza onoraria, si conferisce ad estranei illustri. Io no nono nè un uomo illustre nè un forestiero. Non sono nato tra le vostre mura, è vero: ma sono venuto a viverci quando ero così giovane che, si può dire, salvo per l’atto di nascita, tutto il resto della mia vita, sia stando qui sia altrove, deriva da questo ambiente.
Nella pacata e laboriosa compagnia dei matelicesi si è svolta e temprata la mia gioviezza: e dalla delcezza dei colli che ci attorniano, e che i nostri forti e sapienti agricoltori hanno trasformato in ubertoso giardino, ha origine quella calma nel fronteggiare gli eventi che mi assiste e mi aiuta nelle vicende più dure.
E’ da voi, magari senza riuscire, che ho cercato d’imparare la tenacia nel lavoro, la parsimonia, la sobrietà, e quella tendenza a marciare diretto, senza furberie e senza sotterfugi che tante volte disorienta gli avversari, quando crdono che i matelicesi siano simili a loro.
[...] poco ho potuto fare per voi: ma non ho mai dimenticato Matelica e i matelicesi [...].
Io non vi prometto nulla. La mia attività si svolge su un piano nazionale, e sarei ingiusto se vi chiedessi un facile applauso con altrettanti facili promesse. Il mio lavoro per svluppare per svuluppare le produzioni degli idrocarburi e i vapori geotermici, per impedire che gl ispeculatori le rivolgano a proprio esclusivo profitto, per far nascere da essi industrie nuove, non può essere fatto qui.
Ma io sono certo che anche i miei concittadini ne avranno la loro parte di vantaggio, in fratellanza con tutti gli altri italiani, negli stessi ideali cristiani i patria, di libertà, di benessere. [...]

LA SOCIETA’ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO
Matelica 5 Agosto 1962

[...] Fin da cinquanta-sessant’anni addietro nella Società operaia di Matelica accanto agli operai, entrarono tutti i cittadini, impiegati e proprietari, questi ultimi, contro il pagamento delle modeste quote, non esigevano il corrispettivo delle prestazioni, intendendo semplicemente di riconoscere, con la loro presenza, il valore sociale e fraterno della istituzione. [...]
Nella Società di mutuo soccorso, invece, il grande principio della fraternità, che non conosce alcune confine, nè di razza nè di pensiero, si afferma e si perpetua.
Noi visiteremo oggi i lavori di per l’ampliamento e l’ammodernamento dell’ospizio dei vecchi, nato appunto intorno all’epoca della Società di mutuo soccorso, per la munificenza di un ricco benefettore cittadino.
L’ospizio esprime un diverso ma altrettanto importante sistema di solidarietà fra chi possiede e chi non possiede, [...], dovere verso coloro che, avendo dedicato al lavoro tutta l’esistenza, hanno raggiunto i tardi anni. La società deve ringraziare ed onorare. [...]
Il nostro mondo, lo vediamo tutti, è venuto acquistando una apparenza scettica e superficiale per l’eminenza che vi hanno assunto le preoccupazioni per la vita quotidiana, l’ansia del denaro e del potere, gli antagonismi eoersino le sopraffazioni. Tuttavia è motivo di consolazione riconoscere anche la persistente vitalità di taluni alberi generosi che non dovranno morire. [...]

CONTRO L’ARREMBAGGIO AL METANO E PETROLIO
Roma, Camera dei Deputati, seduta antimeridana, 26 Ottobre 1949

Onorevoli colleghi!
[...] Si aggiunge e si sostiene che l’attività mineraria, oltre che rischiosa, è anche troppo cara, troppo di lunga lena, perchè lo Stato ci si possa incamminare sacrificandovi sforzi e denaro. Ma nello stesso tempo quattrocento domande, come ha detto il ministro Lombardo, sono state avanzate per la ricerca degli idrocarbuti in Italia. Vale a dire, ci sono almeno quattrocento ditte che vorrebbero rovinarsi in tale attività per far risparmiare lo Stato italiano!
Si dice pure che l’attività mineraria è troppo difficile perchè lo Stato la possa intraprendere in luogo dei privati, quasi che allo Stato italiano fosse impossibile organizzare enti economici efficenti ed assicurarsi tecnici di valore, come è stato fatto in molti Paesi con risultati altrettanto favorevoli quanto da noi.
E si finge di dimenticareche tutti i giacimenti di gas di grande importanza e l’unico giacimento di petrolio su scala industriale che sono stati fino ad oggi rinvenuti appartengono alle gestione alla gestione delle ricerche eseguite dall’Azienda Generale Italiana Petroli per conto dello Stato.
E’ una semplice constatazione di fatto che, di fronte a questi risultati, quelli conseguiti dai ricercatori che più vantano a mezzo di vignette stampate le loro benemerenze si riducono a cose di portata ben lieve. [...]

DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE SULLA COSTRUZIONE E L’ESERCIZIO DI OLEODOTTI E GASDOTTI
Roma, Camera dei Deputati, 8 Agosto 1951

[...] In questo momento, alle bocche dei pozzi, noi abbiamo una produzione di 7 milioni e mezzo di m3 di metano al giorno, che corrispondono ad oltre 100.000 q di carbone al giorno, ad un prezzo economico, perchè il metano viene venduto col 3,5% di risparmio. Ora, se non affrontiamo il problema dei trasporti e quello della distribuzione, il problema della produzione rimane fermo, perchè queste tre questioni son legate fra loro. [...]
Il problema riveste importanza affinchè il metano possa arrivare al consumo. La rete dei metanodotti è già stata predisposta. Partendo dall’alta italia fino alla linea gotica, già 1000 km di metanodotti sono in funzione, 600 in costruzione ed altri 1600 da ultimare entro il 1952. [...]
Già parecchio tempo fa, io dissi che non bisognava arrivare ad una industrializzazione della Valle Padana trascurando il Centro-Sud, ma che bisognava tener conto di uno svuluppo graduale perchè il metano doveva essere venduto allo stesso prezzo sia a Genova che a Napoli. Ora solo lo Stato può provvedere a regolare tutta questa materia.
[...] L’Azienda dello Stato [...] vuol distribuire il metano allo stesso prezzo a tutte le industrie [...].
In quattro o cinque anni, con l’organizzazione che ha creato l’Azienda di Stato, tutte le industrie ubicate nella Valle Padana, nel Veneto, nell’Emilia, in Lombardia, in Liguria, nel Piemonte, saranno allacciate e potranno funzionare a metano.

CONFERIMENTO DELLA LAUREA HONORIS CAUSA IN INGEGNERIA MINERARIA
Torino, Politecnico, 5 Luglio 1953

[...] Finalmente il 1 giugno 1952, con una austera cerimonia radiocomandata, Torino riceveva il primo metano, il quale, simultaneamente, diventava disponibile per tutte le 1500 aziende industriali gravitanti nel raggi oeconomico del metanodotto e raggiungibili con derivazioni da esso. [...]
Al doveroso omaggio resole, l’antica capitale ha voluto oggi rispondere con uno dei suoi tradizionali gesti cavallereschi, simbolicamente indirizzato alla mia persona.
Ma nel ricevere questa pergamena come un ambitissimo trofeo, io la prendo in consegno a nome e per conto delle molte migliaia di uomini, tecnici e maestranze, che lavorano nelle aziende statali degli drocarburi, delle quali ho la suprema responsabilità.

L’ATTIVITA’ E IL LAVORO DELL’AZIENDA DI STATO A BENEFICIO DELLA COLLETTIVITA’ NAZIONALE
Milano, 21 Gennaio 1954, conferenza stampa

[...] Effettiva erogazione di consumo di 10 milioni di m3 di metano ala giorno. [...] 10 milioni di m3 di metano al giorno equivalgono a 150.000 q al giorno di carbone, che è il corrispettivo di tre navi al giorno di 5000 t ciascuna.
Queste navi prima dell’impiego di metano come combustibile arrivavano in Italia da Paesi esteri dai quali eravamo importatori. Entravano delle navi e usciva della valuta pregiata, che oggi rimane in casa nostra.
L’attività dell’Azienda dello Stato non si è limitata al solo campo de metano ma si è sviluppata anche nel settore della benzina e dei gas liquidi.
Dalla gasolina e dal reggio dei poszzi di Cortemaggore sono state ricavate, nel 1953, 60.000 t di ottima benzina italiana, che è stata distribuita attraverso la rete di distributori di servizio dell’Azienda Generale Italiana Petroli.
Nello stesso periodo l’organizzazione Agipgas, cha ha il compito della distribuzione delle bombole di gas liquido per usi domestici e artigianali, ha raggiunto rapidamente una vastisima diffusione [...] sia perchè ha praticato un prezzo notevolmente inferiore a quello delle altre società [...] sia perchè ha tolto di mezzo il peso gravoso della cauzione per la bombole, cauzione che per le categorie più modeste rappresentava un notevole sacrificio.
Fra poco L’Ente Nazionale Idrocarburi inizierà la realizzazione di vasti programmi nel campo della chimica del metano.

PROBLEMA DI POLITICA ECONOMICA DEGLI IDROCARBURI
Piacenza, 9-12 Settembre 1954, Terzo Convegno nazionale sulle utilizzazioni del metano

[...] La competizione economica, si sa, ha le sue ferree leggi, ed è spesso caratterizzata da un’asprezza di rapporti che è commisurata agli interessi in giuoco. Noi abbiamo sperimentato ciò negli ultimi nove anni, ed abbiamo continuato a camminare per la nostra strada, senza voltarci indietro, consapevoli di avere un dovere da compiere verso il Paese che risorgeva e vedeva nel metano uno degli strumenti del suo rinnovamento tecnico ed economico. [...]
E fra i sostegni capitali che hanno sorretto fino ad oggi il nostro duro lavoro ricordo con commozione quello del grande uomo politico che oggi l’Italia piange come colui che l’ha riscattata dal baratro di ignominia in cui l’avevano gettata, sono parole di Giorgio Bidault, prima l’eccesso dell’orgoglio poi l’eccess odella punizione. Parlo di Alcide De Gasperi, alla cui memoria mando un commosso, reverente saluto. De Gasperi, nella sua generosa comprensione, ripeteva frequentemente che lo sviluppo del metano, così come veniva attuandosi prima per opera dell’AGIP, poi per l’azione dell’ENI, era la cosa più interessante che avesse prodotto l’Italia nel dopoguerra. Parolo quasi enfatiche, per un uomo freddo e realizzatore come egli era. [...]
Ci attaccheranno ancora, cercheranno ancora di attraversarci la strada: ma verrà il giorno, ne sono certo, in cui si riconoscerà che un grave errore sarebbe stato il non lasciare in gestione allo Stato le ricchezze di idrocarburi della valle del Po e il non averle sapute sviluppare in un organico complesso produttivo.

ACCORDI CON LA SOCIETA’ STADARD OIL PER LA GOMMA SINTETICA E I CONCIMI AZOTATI
New Jersey, 29 gennaio – 5 febbraio 1955

Signor presidente [Eugene Holman], [...]
Personalmente considero un grande privilegio di essere a capo di un gruppo italiano che stringe intensi rapporti di affari con una compagnia industriale chimica fra le più grandi e importanti del mondo.
Mi sembra di dover interpretare la stipulazione di questi accordi soprattutto come una cortesia usaa all’italia, che nei dieci anni trascorsi dalla fine della guerra ha apertamente manifestato e dimostrato la sua volontà di ascesa economica, la sua fedeltà agli ideali democratici e pacifici dell’Occidente, il suo desiderio e il suo bisogno di cooperazione industriale.
In secondo luogo penso, signor presidente, che la sua compagnia abbia attentamente considerato il carattere delle imprese che io rappresento. Esso sono libere imprese industriali, che operano con mezzi e fini economici, coi metodi della libera concorrenza e che devono rispondere della loro buona gestione dinanzi agli azionisti, alla legge, ed alla opinione pubblica.
E’ vero: indiretto, ma non sclusivo, azionistadelle nostre imprese è lo Stato. Ma non perciò assumono esse un carattere pubblico, nè ciò le rende manifestazoni di quello statalismo che in nessun paese democratico vorremmo vedere erigere, ad imitazione dei Paesi comunistici.
Lo Stato nulla esige da noi, fuorchè di ricevere i dividendi; nulla può chiederci fuorchè di operare con fini economici e nel rispetto delle leggi.
[...] Lo Stato, affidando le attività petrolifere di sua spettanza all’Ente Nazionale Idrocarburi, [...] spera di evitare che sorgano e prosperino monopoli privati capaci di dominare il mercato e di trarre benefici finanziari da azioni oppressive verso il consumatore. [...]
Infine vedo nell’accordo raggiunto anche un atto di fiducia verso di me. E di ciò particolarmente la ringrazio, signor presidente.
Vogliamo far nascere in Italia una grande impresa per la produzione di concimi azotati e della gomma sintetica. Alla provvidenza chiediamo che i nostri sforzi siano coronati da successo e consideriamo come sicuro auspicio l’atto odierno, che ci lega ai processi di produzione della grande impresa americana che, signor presidente, ella degnamente rappresenta.

PREVISIONI DI SVILUPPO ECONOMICO E INDUSTRIALE PER IL PAESE
La Discussione, 16 Giugno 1955, intervista

Quali sono a suo giudizio, onorevole Mattei, le prospettive di sviluppo economico del nostro Paese per i prossimi anni?
Non esito a dichiarare di essere abbastanza ottimista.
Io sono profondamente convinto che le scoperte del metano e del petrolio, susseguitesi co nritmo sempre più serrato nell’ultimo decennio, non soltanto contribuiranno a migliorare la bilancia dei pagamenti e ad incrementare la produttività pro capite, ma varranno a farci superare il paralizzante complesso d’inferiorità per il quale, ormai da decenni, eravamo avvezzi a considerare l’Italia come un paese irrimediabilmente povero di fonti energetiche e di materie prime e perciò irrimediabilmente condannato a rimanere ai margini della civiltà moderna.

LO STATO ED IL PETROLIO IN ITALIA
Oggi, 13 Ottobre 1955, articolo a firma Enrico Mattei

Ho sempre considerato vantaggioso, anche nel lavoro industriale, dire sempre la verità. E’ un metodo vecchio ed onesto, ma che si rivela sempre utile in un mondo di astuti come il nostro. [...]
Probabilmente senza il pungolo delle ostilità e senza l’ansiosa aspettativa, benevola questa, dellaa pubblica opinione, difficilmente sarebbe sorto in così breve tempo il possente organismo petrolifero dello Stato, che comprende quattro grosse società capogruppo, AGIP, AGIP Mineraria, Società Nazionale Metanodotti, Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibile, e trentacinque società affiliate, tutte sotto il controllo e la direzione dell’Ente Nazionale Idrocarburi.
Non sono mancati tuttavia i più lusinghieri incitamenti. Ed a questo riguardo viene per prima alla mente la figura cara di Alcide De Gasperi [...]. E subito dopo emerge il nome di Ezio Vanoni [...].
Nel biennio 1945-1946 la produzione media annua di metano fu di 12 milioni di m3, cioè appena la quantità che si è consumata giornalmente nell’inverno 1954-1955.
Lungo e duro è stao il cammino percorso. [...]
Tutto questo è frutto di una imponente mobilitazione di mezzi tecnici ed umani. [...]
Il metano fu una delusione, nel 1945: esso poneva problemi colossali perchè per utilizzarlo era necessaria la sua consegna al domicilio del consumatore.
Chi considera oggi la rete dei metanodotti dell’Italia settentrionale , che la SNAM ha steso per quasi 4000 km impiegado 180.000 t di acciaio, rete con tubi di 42 cm di diametro valica monti e fiumi raggiungendo Milano, torino, Genova, Venezia e Bologna, per diramarsi poi capillarmente fino alle fabbriche, ed è capace di trasportare 20 milioni di m3 al giorno, stenta a credere che essa è nata nel breve giro di sette anni. [...]
Se insufficienti erano i tecnici minerari, mancavano del tutto, all’inizio della costruzione della rete, gli specialisti per il trasporto del metano, dai progettisti e dai topografi ai saldatori dei tubi. Per preparare ai nuovi compiti le oltre duemila unità che costituiscono gli attuali quadri e le maestranze della Snam, fu necessario istituire apposite scuole e centri di addestramento. Ma l’armonico sviluppo di un complesso petrolifero comporta, oltre ai rami della produzione e del trasporto, anche le attività trasformatrici e la distribuzione al consumo. A queste incombenze provvedevano, nell’ambito dell’ENI, principalmente le società AGIP, ANIC, e le loro consociate. Sono comprese fra esse cinque raffinerie, alcune delle quali operanti in partecipazione con altri enti economici, che coprono circa un terzo dell’intera capacità di raffinazione nazionale. Nel campo delle trasformazioni, [...], si sta per aggiungersi, per iniziativa dell’ANIC, un grosso stabilimento petrolchimico, ora in costruzione a Ravenna. [...]
L’organizzazione commerciale dell’AGIP è, tra le attivtà dell’ENI, quella più appariscente nei riguardi del pubblico. I nostri cartelloni stardali, con i richiami pubblicitari, di animali favolosi, che hanno avuto tanto successo di notorietà anche all’estero, costituiscono il primo contatto dei consumatori con i carburanti e i lubrificanti dell’AGIP e con i suoi gas liquefatti per usi domestici. Ma l’automobilista riconosce soprattutto le linee architettoniche armoniose e moderne delle stazioni di servizio e di rifornimento, nelle quali spiccano le inte brillanti delle pompe del Supercortemaggiore ed apprezza la premura del personale e soprattutto la qualità dei prodotti. Tra le altre società controllate dall’ENI, ricordo soltanto il Nuovo Pignone di Firenze, che è stato indirizzato, tra l’altro, ala costruzione di sonde di perforazione e di altre attrezzature petrolifere, consentendo così al Paese economie valutarie di molti milioni di dollari l’anno. [...]

IL NUOVO PIGNONE NEL GRUPPO ENI E LA SONDA PETROLIFERA IDECO –PIGNONE
Firenze 9 Marzo 1957

[...] Questa prima sonda costruita dal Pignone veramente rappresenta un simbolo di quanto abbiamo operato dal momento in cui il Nuovo Pignone è entrato a far parte del gruppo Ente Nazionale Idrocarburi.
Io stesso, se mi volgo col pensiero a quei giorni, non posso non restare gradevolmente colpito dalla profonda differenza fra le mie impressioni di allora e di oggi. Quando sono venuto qui per la prima volta, mi sono sentito afferrare da un senso di desolazione. Sugli spiriti e sulle cose gravava la squallida atmosfera della rovina che minacciava una grande azienda, e come voi, lavoratori del Pignone, sentivate il peso della preoccupazione del pane e dell’avvenire per voi e per le vostre famiglie, così io sentivo la responsabilità dell’impegno che mi assumevo di creare con voi un valido strumento di produzione e di benessere con una funzione nel gruppo e nel Paese.
Ma da questa atmosfera siamo rapidamente usciti. Abbiamo affrontato i problemi dell’azienda con chiarezza di idee e di programmi, con fermezza di propositi, con una nuova speranza che sorgeva dalla stessa profondità della crisi sofferta.
Direi che proprio questa crisi è stato uno degli elementi fvorevoli della nostra collaborazione. Abbiamo cominciato insieme, dirigenza e maestranze, partendo quasi da zero, senza avere alle spalle un passato di delusioni e di attriti ma anzi avendo davanti a noi quella nuova speranza di ripresa e di progresso. [...]
Questo vuol dire aver posto le basi di un tipo di relazioni interne di fabbrica tra direzione e lavoratori, ispirate a giusti criteri di solidaretà umana e di consapevole collaborazione ai problemi della produzione. [...] Su queste basi e con questo spirito nuovo abbiamo potuto, già da quai un anno, raggiungere accordi di consultazione fra direzione e rappresentanza dei lavoratori per quanto riguarda il riesame dei metodi di retribuzione del personale salariato, dei criteri di classificazione delle mansioni, dei tempi di lavoro, della mobilità interna dei lavoratori da reparto a reparto a seconda dell’andamento delle produzioni.
E’ di poche settimane fa la conclusione dell’accordo definitivo sul premio di produttività che costituiscono l’espressione più tangibile della nostra comune fatica della quale è bene che in questa occasione ricordiamo la storia.
Fu approntato un piano tecnico e finanziario, elaborato con la collaborazione delle società del gruppo, che consentì di procedere ad adeguati investimenti in attrezzature e macchinari atti al nuovo sviluppo produttivo e che mise in grado il Nuovo Pignone di competere no nsoltanto con le aziende meccaniche sul mercato italiano, ma anche su quello internazionale. Le maestranze furono qualificate e proporzionate al nuovo programma produttivo; fu riveduta l’intera organizzazione aziendale per aumentare l’efficenza dell’apparato industriale e commerciale [...].
Il futuro del petrolio italiano è legato anche al grado di specializzazione dei dipendenti della nostra societ; è legato ai risultati del vostro già perfezionato lavoro, a questi giganteschi prodotti, a queste sonde che aumenteranno ancora le nostre possibilità di ricerca e quindi la probabilità di trovare nuovo petrolio e nuovo metano.
Tutto queto significa che noi non lavoriamo soltanto per noi stessi, che non cerchiamo di soddisfare solo i nostri bisogni materiali. C’è un fine più ampio, e una più alta sodisfazione, agli sforzi delle maestranze, degli impiegati, dei tenici, dei dirigenti, a quali voglio esprimere ancora oggi il mio elogio ed il mio ringraziamento [...] c’è la volontà e la coscienza di contribuire alla creazione di un più libero e più prospero futuro per tutto il popolo italiano, di affermare all’estero il nome dell’Italia e la capacità dei suoi lavoratori.
Oggi inauguriamo anche la mensa. E’ una mensa moderna ed è la migliore del nostro gruppo perchè è l’ultima che è stata fatta. Abbiamo consegnato questa mattina gli appartamenti delle quattro palazzine costruite: quarantotto appartamenti. Ma ogni anno ne faremo un gruppo. La mia ambizione è di dare a ognuno una casa a noi lavoreremo insieme ache per questo.
Queste provvidenze non vanno considerate come atti di gemerosità dell’azienda nei vostri confronti ma come un risultato dovuto soltanto alla prosperità della fabbrica, mercè il vostro lavoro tenace, intelligente, disciplinato.
Bisogna persistere negli sforzi. Un proverbio che ci è stato trasmesso dai romani dice che ciascuno è artefice della propria fortuna.
E’ una verità eterna che però nel mondo moderno deve essere integrata perchè la grande azienda industriale diventa lo strumento del benessere dei dipendenti solo attraverso la loro collaborazione. Mettere insieme gli sforzi, passare sopra agli eventuali dissensi, attendere con attaccamentoal proprio lavoro vuol dire anche assicurare la perfezione dei prodotti, soddsfare la clientela, rendere stabile l’occupazione e tranquillo l’avvenire.

L’ENI E IL PROBLEMA ITALIANO DELL’ENERGIA
Piacenza, 12 Settembre 1957. Convegno internazionale tecnico-economico sugli idrocarburi

L’organizzazione che è stata costruita quasi dal nulla negli ultimi dodici anni offre garanzie di costruire una solida base per le attività intraprese. I progressi finora realizzati le hanno consentito di dare un valido contributo allo sviluppo del reddito nazionale senza gravare sulle finanze statali, anzi, con profitto del Tesoro, cui l’ENI ha versato, nel 1956, il 65% dei suoi utili, per circa 3 miliardi di lire. L’ENI oggi dispone di mezzi tecnici, degli uomini, del credito; dispone, nonostante le opposizioni e le astiosepolemiche, del prestigio necessario.
Nella sua stessa struttura di grande complesso industriale articolato e integrato, esso fornisce al tempo stesso l’occasione e lo strumento per coordinare tali attività, svolte nei campi più diversi, in una politica dell’energia che assicuri il progresso economico del nostro paese. [...]

I PROBLEMI E LE PROSPETTIVE DELL’INDUSTRIA PETROLIFERA PER L’EUROPA OCCIDENTALE
Parigi, 22 novembre 1957, conferenza organizzata dal Centre d’ètudes de politique ètrangère e dal Comitato per lo studio dei problemi franco-italiani

[...] Nel sistema del fifty-fifty la metà, ed oltre, dei profotti realizzati con la produzione del greggio entra nelle disponibilità del bilancio statale del Paese produttore ed è peduta per l’industria petrolifera, alla quale rimane l’intero onere del finanziamento delle nuove ricerche. In un mercato dei capitali che quasi ovunque è sottoposto ad una forte pressione, il reperimento dei fondi costituisce un problema ed un onere che tanto più aggravano quanto più la ripartizione dei profitti si allontana, a favore dei governi, dal classico 50-50. [...]
Nel nuovo sistema, invece, l’associazione fra una compagnia straniera ed una compagnia del Paese produttore crea il meccanismo per far partecipare quest’ultimo al finanziamento dell’industria attraverso gli apporti di capitale e il reinvestimento dei profitti. [...]
Mi pare comunque che l’interesse preminente della nuova formula sia nel suo signiifcato politico.
Il petrolio è una risorsa ‘politica’ per eccellenza, sin dai tempi in cui la sua importanza era più strategica che economica. Si tratta ora di porla al servizio di una buona politica, il più possibile priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche, volta al mantenimento della pace, al benessere di chi quella risorsa possiede per dono della natura e di chi la utilizza per forza della sua industria.
L’elevazione dei Paesi produttori al rango di associati delle imprese di coltivazione mi sembra un passo sulla via di quella politica. Ho già detto che altri Paesi appaiono aupicabili e sono infatti auspicati. Mi permetto di ricordarlo qui, in un momento della vita internazionale particolarmente delicato e pieno di incertezze e di ansie. Se da questa situazione emerge più forte l’appello alla solidarietà ed alla intensificazione degli sforzi comuni del mondo occidentale, è chiaro che con questo spirito vanno affrontati anche i complessi problemi posti da una delle risorse chiave per la vita e per la sicurezza dei nostri popoli.

BATTAGLIE PER IL PETROLIO
Roma, 5 Febbraio 1958, intervista televisiva

[...] L’ENI è un istituto finanziario, [...], sorto nel 1953 per raccogliere ed amministrare tutte le partecipazioni azionarie dello Stato in imprese che si occupano direttamente o indirettamente di idrocarburi, dei prodotti cioè minerali o industriali della grande famiglia dei petroli.
Le imprese petrolifere o affini controllate dall’ENI sono circa una cinquantina con un capitale azionario di molte decine di miliardi e un’attività complessiva di parecchie centinaia di miliardi. Questa cinquantina di mprese sono raggruppate in cinque società maggiori, che sono le cinque dita dell’ENI: Azienda Generale Italiana Petroli, l’AGIP Mineraria, la Società Nazionale Metanodotti, l’Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili e l’AGIP Nucleare.
[...] e dopo che ho visto i mezzi che vengono impiegati nei Paesi Arabi e nel Medio Oriente, mi sono accorto che che quei mezzi li abbiamo anche noi, che gli uomini li abbiamo anche noi, e che quello è un lavoro che possiamo fare benissimo anche noi.
Bisogna che la smettano di dirci che non siamo capaci e che non abbiamo i mezzi. Anche in Egitto è stato fatto lo stesso. Stavamo facendo un oleodotto: ci siamo sentiti dire che non l’avremmo mai fatto, che non saremmo mai stai capaci di portarlo a termine, che i poveri egiziani avevano impiegato male il proprio denaro e la loro fiducia. E quando abbiamo finito abbiamo avuto grossi riconoscimenti, perchè era quanto di meglio si poteva fare.
La stessa arma insidiosa, io direi sleale, è stata adoperata nel Sinai, quando vi abbiamo iniziato la ricerca del petrolio. Anche lì non saremmo arrivati mai. Poveri soldi dei contribuenti! Abbiamo scoperto dei giacimenti immensi, che appartengono all’Italia, perchè abbiamo una grossa partecipazione, e che portano ricchezza all’Egitto, ma anche al nostro Paese. Non abbiamo chiesto un soldo a nessuno.
La stessa insidia non ci fu risparmiata in Persia, e mentre stavamo facendo il contratto: tutti hanno avuto modo di leggerlo attraverso la stampa. Come al solito, gli italiani non avevano nè i mezzi nè la capacità. Bisogna stare attenti a impiegare i nostri soldi, ce lo consigliavano per il nostro bene.
Non ce lo consigliavano per il nostro bene. Tutelavano i loro interessi, perchè noi iniziavamo la concorrenza in una delle zone petrolifere più ricche del mondo; e ringraziamo i persiani per la fiducia che ci hanno dimostrato, e noi, dal canto nostro, dimostreremo con quanta rapidità porteremo avanti queste nostre ricerche.
Era logico che anche in Libia adoperassero lo stesso metodo. Sulla stampa straniera è apparso che in Libia non ci hanno dato la concessione, perchè non avevamo i mezzi, l’esperienza, le capacità.
Ora non c’è nulla di più sleale: noi abbiamo i mezzi degli altri, le capacità degli altri e ci poteva essere posto anche per noi nel Mediterraneo, con i bisogni che abbiamo e con le possibilità che evidentemente avremmo potuto mettere a disposizione per il lavoro in Libia. Ma c’è stato negato. E di questo mi spiace assai. Comunque, fino a quando ci troviamo in contrasto con interessi stranieri posso capire la lotta, perchè noi cerchiamo di entrare, di penetrare, di fare il nostro interesse di italiani che volgiono, per il nostro Paese, fonti di energia necessarie al nostro sviluppo.
Ma non capisco, molte volte, gli italiani che si alleano con questi grossi interesi petroliferi internazionali contro di noi, dimenticando che noi, all’estero siamo l’Italia, non siamo solo l’ENI. Siamo la bandiera italiana, lavoriamo per il nostro Paese e per le necessità e per il domani del nostro Paese. E questa è la parte davvero più spiacevole della nostra fatica.

DUALISMO TRA CAPITALISMO E SOCIALISMO: IL CAPITALISMO PRIVATO E STATALE IN ITALIA
Pechino-Mosca (?), 9 Dicembre 1958

[...] In particolare in Italia assistiamo a questo duplice fenomeno. Anzitutto si viene attuando un progressivo svincolo della economia privata dalla gestione del capitalista singolo, a causa della concentrazione e della integrazione delle imprese; del passaggio della gestione nelle mani di alti funzionari; infine nella crescente partecipazione alle società industriali di piccole quote di capitale frazionato, diffuso ed anonimo.
E’ un capitalismo, dirò così, collettivo, che talora opera in condizioni di oligopolio e spesso non disdegna gli interventi dello Stato, anzi talvolta persino li sollecita. Esso concorre coi suoi atteggiamenti a determinare la sostituzione dei meccanismi regolatori spontanei teorizzati dagli economisti liberali con diversi e talora milgiori regolatori volontari. Si pensi, al riguardo, alle funzioni dei dazi differenziali, dei premi alla produzione, e alla esportazione; alla creazione gratuita da parte dello Stato di tutte le infrastrutture economiche; alle variazioni dell’equilibrio dei consumi provocate con il controllo dei prezzi, il blocco di taluni contratti, le moratorie e simili.
Accanto a questo capitalismo privato, già molto differente dagli schemi classici, si afferma oggi in Italia, imperiosamente per la forza delle cose, un capitalismo statale. Si tratta per lo più di imprese operative create dallo Stato e assegnate in gestione ad enti di diritto pubblico.
Due enti statali in modo particolare assumono in Italia l’importanza maggiore: l’IRI [...] e l’ENI [...].
In considerazione di ciò, con l’ENI noi rappresentiamo la punta avanzata di un movimento, il quale propone come fine dell’attività economica piuttosto il bene pubblico che il profitto ed assume, a seconda dei casi, una funzione sostitutiva oppure integratrice della iniziativa privata.

REALTA’ E SPERANZE DELL’INDUSTRIA PETROLCHIMICA
Camerino, Università di Camerino, 27 Aprile 1960, cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Chimica

[...] è per me motivo di particolare emozione e fierezza. Essa è un atto solenne della più illustre università della stessa regione in cui sono nato e nella quale riposano nel sonno dei giusti i miei genitori; è in un certo senso la mia università ideale, che, inerpicata su questo colle carico di storia, appariva a me giovinetto, dalla vicina Matelica, mia patria di elezione, come una splendente sommità di cultura e di promesse.
Poi la vita attiva mia ha preso nel suo vortice, e gli eventi mi sono passati dinanzi rapidi ed assorbenti. Oggi posso dire di avere ritrovato, per una breve giornata, la serenità e la quiete della mia giovinezza, nella mia terra e fra la mia gente operosa e saggia.
Mi ha chimato qui un consesso di scienziati che non è guidato da passione, da ambizione, da tornaconto; che giudica i fatti dell’uomo obiettivamente come quelli della natura; che non si lascia fuorviare dalle apparenze o dalle suggestioni altrui; e prende le sue determinazioni con lo stesso distacco con cui formula i risultati dei suoi studi.
Per tutte queste considerazioni esprimo a lei, magnifico rettore, a lei signor preside della facoltà di Scienze e a tutti loro, chiarissimi professori, la mia profonda gratitudine per la laurea che oggi mi viene conferita.
[...] La legge del 1953 assegnava all’ENI, insieme con il compito di produrre idrocarburi, quello della loro lavorazione e della loro trasformazione. [...] In tal modo l’ente pubblico, considerate le grandi dimensioni delle unità produttive della moderna industria petrolchimica, avrebbe prevenuto la concentrazione delle aziende di questo settorein un piccolo numero di imprese private, eliminando così il pericolo della formazione di intese limitatrici della concorrenza ai danni del consumatore.
Le finalità daraggiungere vennero in un certo senso favorite dal rinvenimento a Ravenna di un importante giacimento di metano che, per essere utilizzato nei normali consumi, si sarebbe dovuto trasportare verso le grandi industria della Lombardia. [...]
Lo schema generale dello stabilimento di Ravenna, così come venne progettato e realizzato, comprende un impianto di piroscissione del metano per ottenere acetilene ed idrogeno. L’acetilene diventa il composto di partenza per la produzione di gomma e di altre materie plastiche; l’idrogeno, a sua volta, insieme all’azoto ricavato dall’aria, fornisce ammoniaca da cui si ottiene tutta la gamma di fertilizzanti azotati.
Sul tronco principale sono innestati altri processi produttivi ed, in particolare, quello del butadiene ricavato da gas liquidi e quello dei concimi complessi, che integrano tecnicamente ed economicamente la funzionalità e l’efficienza di tutto il complesso. [...]
Una storia analogo si è presentata ora a Gela, in Sicilia. Alla fine del 1956 venne scoperto in quella zona un vasto giacimento di petrolio di alta densità e con elevato contenuto di zolfo. [...]

SULLA DECOLONIZZAZIONE DEGLI STATI E DELL’ECONOMIA
Tunisi, 9-20 Giugno 1960

Io sono qui per rispondere al vostro appello d’investimenti e per aiutarvi nella lotta contro il sottosviluppo.
No ho paura della guerra d’Algeria.
Non ho paura della decolonizzazione.
Io credo alla decolonizzazione non solo per ragioni morali di dignità umana, ma per ragioni economiche di produttività.
Senza la decolonizzazione non è possibile suscitare nei popoli afroasiatici le energie, l’entusiamo, necessario alla messa in valore dell’Africa e dell’Asia. [...]
Esiste una condizione coloniale quando il giuoco della domanda e dell’offerta per una materia prima vitale è alterato da una potenza egemonica: anche privata, dimonopolio e oligopolio.
Nel settore del petrolio questa potenza egemonico-oligopolostica è il cartello.
Io lotto contro il cartello non solo perchè è oligopolistico, ma perchè è malthusiano, e malthusiano ai danni dei Paesi produttori come ai danni dei Paesi consumatori.
Il cartello è anglosassone, ma io non sono contro il mondo anglosassone. Gli indipendenti americani sono miei amici e hanno molto peso in America e ne avranno ancora di più se ci sarà in america a novembre una nuova amministrazione. [...]
Associandomi con voi, tengo conto che voi avete oggi l’interesse di un Paese consumatore ma domani (inshallah) di un Paese produttore. [...]
Io voglio creare qualcosa di più di una raffineria: voglio creare un polo di sviluppo economico nel Sud tunisino.
[...] e vi offro soprattutto la paritò, la cogestione, la formazione di una èlite tecnologica perchè non siate il ricevitore passivo di una iniziativa straniera, ma siate soggetto, non oggetto, di economia.
Io avrò delle critiche in Italia (perchè non una raffineria in Sicilia?) e voi subirete delle pressioni angloamericane. Non lasciatevi spaventare. Io non mi sono spaventato; il Marocco non si è spaventato. Non spaventatevi nenache voi.

CERIMONIA PER LA POSA DELLA PRIMA PIETRA DELLA RAFFINERIA
Mohammedia, 25 Giugno 1960

[...] Ma nella cerimonia odiena va posto in rilievo, più che l’aspetto strettamente economico d’una iniziativa industriale, la novità e il valore della formula cui ho già fatto cenno. Infatti lungi dall’avere accordato all’ENI una concessione che esso potrà sfruttare a suo piacimento, anche se nell’interesse comune, con la costituzione di una società marocchina si è voluto stabilire una cooperazione attiva, che ha messo fianco a fianco su un piano di equaglianza assoluta e di mutuo rispetto i dirigenti, i tecnici e gli operaidei due Paesi interessati.

MATTEI SI PREPARA ALLA LOTTA
Petroleum Engineer for Management, 28 Dicembre 1960, intervista di Ernestine Adams

[…] Egli è uno dei principali centri di potenza in Italia: benvoluto dalle persone, un polo di attrazione per il suo personale altamente qualificato che nomina ‘il nostro presidente’ in tono reverenziale.
Possiede armi a sufficienza, e non esita ad adoperarle. Non esitò ad infrangere la formula rispettata del 50-50 per la ripartizione degli utili petroliferi allorchè ottenne la sua prima concessione nel Medio Oriente. Nonostante le sue concessioni nei Paesi arabi, egli acquista petrolio dalla Russia a prezzi che danneggiano i mercati del Medio oriente. Ha ridotto i prezzi dei prodotti petroliferi in Italia e mantiene viva la minaccia di ridurre i prezzi in altre parti dell’Europa. I suoi nemici dicono che i prezzi elevati del gas naturale compensano la mancanza di utili dal petrolio. [...]
Il presidente dell’ENI è indiscutibilmente un grande uomo politico. E ne possiede le qualifiche. Magro e di bell’aspetto, esplica un forte magnetismo personale. Come oratore impone attenzione, sia per il contenuto che per il modo di pronunciare i discorsi. Questi sono scritti bene e sono di alta levatura, che si sia d’accordo o meno con il loro contenuto. Ad ogni occasione egli addossa tutti i guai dell’industria sulle comode spalle delle compagnie petrolifere internazionali. [...]
Mattei deve agire con abilità e rapidità per realizzare una espansione ‘a fungo’ e tenere attivi tutti i canali, dall’acquisto del greggio occorrente all’ENI alla vendita dei fertilizzanti, che hanno un mercato limitato in Italia.
Ciò lo ha condotto a stringere certi accordi che, per usare un linguaggio eufemistico, sono guardati con disapprovazione dall’industria petrolifera internazionale privata.
E’ stato detto che Mattei reagì aspramente quando l’ENI fu esclusa dal consorzio iraniano, e il successivo accordo con lo scià di Persia, che modificava le condizioni tradizionali dele concessioni petrolifere, fu la conseguenza di questa sua irritazione.
Tre concessioni (per circa 8.800 miglia quadrate) furono rilasciate ad una compagnia costituita sulla base di 50-50 da una delle società del gruppo ENI e dalla National Iranian Oil Company. Il 50% degli utili netti è assegnato allo Stato dell’Iran sotto forma di royalties e imposte, e il rimanente 50% viene ripartito tra le due parti, di modo che l’Iran percepisce in totale 75% degli utili totali. Successivamente il Marocco concesse diritti di ricerca in un’area do 10.00 miglia quadrate, sulla stessa base. [...]
La massima produzione dellìENI all’estero è realizzata in Egitto. Una combinazione tra l’ENI e lo Stato egiziano ha valorizzato sin dal 1956 le riserve petrolifere nella penisola del Sinai. Mattei ha anche concluso accordi di concessione con la Tunisia, la Libia, il Sudan e la Somalia. La massima produzione dell’ENI in Italia è concentrata a Gela in Sicilia [...]. Osservai che il progetto di Gela rappresentava un trionfo tecnologico.
Mattei: ‘Siete la prima americana a dire questo’ rispose l’ingegnere Mattei sorridendo con cordialità, ciò che attenuava il rancore delle sue parole.
Quando vidi il presidente dell’ENI in ottobre, egli aveva proprio allora firmato l’accordo con la Russia per la fornitura di 12 milioni di graggio entro un periodo di quattro anni. Ciò corrisponde a 60.000 barili al giorno su base costante. [...]
Non ritenete pericoloso affidarvi sempre più agli approvvigionamenti di petrolio sovietico? [...]
Mattei: ‘A prescindere dal fatto che il petrolio da noi importato dall’URSS copre solo una quota modesta dei nostri consumi, il moltiplicarsi delle fonti di approvvigionamento rende tale preoccupazione del tutto ingiustificata. L’italia è un Paese forte consumatore ed è giusto che acquisti il petrolio dove lo paga meno. Se gli altri produttori si preoccupano di ciò, hanno nelle loro mani il mezzo per evitarlo: diminuiscano i prezzi. [...]
Va notato che il consumo interno italiano ebbe un balzo del 13% nel 1959 rispetto al 1958 per arrivare ad una cifra di 293.000 barili al giorno, mentre l’aumento nel 1960 è stimato a circa il 22% rispetto al 1959. Questo genere di aumento esige misure drastiche, dato che la produzione è di soli 36.000 barili al giorno nel Paese, per lo più in Sicilia’.
Ritornammo all’argomento dell’organizzazione.
A quale termine fate i vostri progetti? Domandai.
Mattei: ‘Abbiamo programmi a breve, a medio e a lungotermine; questi ultimi naturalmente sono solo di massima. Abbiamo appreso questa pianificazione dagli americani’, osservò egli.
Noi stessi l’abbiamo appresa non tanto tempo addietro; quindi ci avete ripresi abbastanza presto. E
sull’argomento degli investimenti?
Mattei: ‘Nel prossimo quadriennio prevediamo di investire circa 230 milioni di dollari all’anno per espandere l’attività. Questa cifra sarà la più grande stanziata stanziata fino ad ora.’
Potrebbe darmi un’idea sulla ripartizione delle spese: quanto per la ricerca? Quanto per gli oleodotti ecc?
Mattei: ‘Circa il 29% è destinato alla ricerca, il 7% ai trasporti, il 28,5% alla raffinazione e alla distribuzione dei prodotti petroliferi, il 15% alla petrolchimica e circa il 20% all’industria nucleare’.
Avevo incontrato diversi dirigenti di alto livello dell’ENI, ed ero stata impressionata dalla loro levatura. Chiesi all’ingegner Mattei come facesse ad attirare e trattenere uomini di tale calibro, allorchè vi è una ben nota penuria di buoni quadri direttivi in tutta Europa,
Li pagate forse di più?, Aggiunsi.
Il presidente dell’ENI rispose con molta gravità: ‘Essi credono, come credo io, in ciò che facciamo. La nostra lotta nel mondo del petrolio è un duro combattimento, e per questo dobbiamo avere gli uomini migliori’.
Nella primavera del 1958 la ditta di consulenza direzionale Booz Allen e Hamilton impostò un nuovo piano organizzativo per il decentramento dell’ENI. A San Donato Milanese, città modello dell’ENI dove si trovano le sedi operative, vi sono scuole per tutti, da dirigenti ad addetti alle stazioni di servizio. Negli uffici amministrativi di Roma uno dei funzionari della ditta di consulenza suddetta è entrato nell’ENI ed è oggi a capo della tecnica direzionale. Il gruppo ENI è ormai bene organizzato per soddisfare il desiderio di cognizioni e per offrire possbilità a chi ha ottenuto tali cognizioni.
Che tipo di uomo è costui, che si è costruito un impero negli affari senza compenso materiale? Cosa lo induce a lavorare da dodiici a quattrodici ore al giorno? Che cosa vuole egli?
Mattei ha sempre rifiutato uno stipendio e parte del rimborso spese assegnatogli. Quest’ultima è destinata ad un orfanotrofio. Non ha figli. Con sua moglie, di nascita austriaca, che sposò nel 1936, vive in un modesto appartamento dell’albergo Eden a Roma. Della sua famiglia ancora vivente vi sono: un fratello a Matelica, un fratello che dirige gli affari di Enrico Mattei a Milano; una sorella coniugata, e una sorella più giovane che conobbi. La signorina Mattei dirige la foresteria in cima al palazzo uffici di San Donato Milanese. Il suo portamento aristocratico è simile a quello del suo famoso fratello.
Apparentemente le sue necessità proprie e quelle della sua famiglia sono facilmente coperte dal suo reddito privato. Data questa circostanza, non è facile stabilire il motivo per cui si è dedicato con tutta l’anima agli affari. E anche qui i suoi bisogni personali sono limitati. Il suo ufficio, benchè di gusto squisito, non è certamente lussuoso.[...]
Ma vi è un altro punto di vista che può corrispondere ancora di più alla realtà dei fatti. Mattei rappresenta un anacronismo nell’industria petrolifera. Egli ha la passione per la industria di un Mike Benedum e la decisione astuta di un John Rockefeller. [...]
Egli lotta ora per costruire una compagnia petrolifera italiana che sarà annoverata tra le massime sulla scena internazionale. Combatte le compagnie petrolifere internazionali per diventarne egli stesso una.
Mi viene detto che il suo unico hobby è la pesca. Ne ha altri?, chiesi, cadendo in una trappola.
Mattei: ‘La pesca è la mia attività di affari, il petrolio è il mio vero hobby, la mia ricreazione’, egli insiste. ‘Sono stato tre volte nell’Alaska, e ogni volta ho preso salmoni in numero sufficiente per coprire le spese del viaggio’.
Lei intende dire che li vende e che paga così le spese?
Mattei: ‘Certamente’.
Può darsi che questo spieghi il successo di Mattei, forse soltanto un hobby può mettere in luce quella specie di abilità senza preoccupazioni che caratterizza i campioni.

INCONTRO CON MATTEI
Roma, 12 Aprile 1961, intervista televisiva alla RAI

Enrico Mattei gironalista (omonimo): Vuole per cortesia spiegarci cosa è l’ENI?
Mattei: ‘Invece di fornire subito delle cifre o dei dati, preferisco incominciare raccontando un episodio personale. Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo a caccia nelle montagne vicino a Varzi. Andavamo a caccia di pernici e coturnici, su canaloni sui quali si sale e si scende dalla mattina alla sera. Allora avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e cominciando all’alba e finendo a sera gli uomini e i cani erano stanchissimi, morti di fatica. Ritornando nella casa dei contadini che ci riunivamo la sera, la prima cosa che veniva fatta era di dar da mangiare ai cani. Venne qundi preparato un grande catino di zuppa e mentre io mi toglievo gli stivali vedevo i cani con la testa nel catino che mangiavano con voracità. Era una zuppa che forse bastava per cinque cani, non per due. A un certo punto, in un angolo, sentii un miagolio e vidi arrivare un gattino, di quelli che si trovano nelle case dei contadini, magri affamati, deboli. Aveva una gran paura dei cani, ma aveva anche una gran fame. Si avvicinò pian piano miagolando e guardando i cani e siccome questi erano immersi con la testa nel catino seguitava ad avanzare. Improvvisamente, quando aveva già messo una zampa sull’orlo del catino, il bracco tedesco gli diede una zampata lanciandolo a 3-4 metri di distanza, con la spina dorsale rotta. Il gattino respirò ancora qualche minuto e poi morì. Questo episodio mi fece una grande impressione e me ne sono ricordato spesso in questi anni. Noi siamo stati, per i prmi anni, come il gattino alle prese con i cani, tanti erano gli interessi coalizzati contro di noi. Eravamo al centro di una polemica gigantesca, ma abbiamo segutato a lavorare, a rafforzarci, cercando di non farci colpire. Il tentativo era o di soffocarci o di mantenerci deboli. Pian piano, lavorando con tenacia, ci siamo rafforzati, e oggi il gruppo ENI è una grossa forza, una grande impresa, che può guardare al futuro con tranquillità e fronteggiare vittoriosamente la grande coalizione dei colossi petroliferi. [...]
Enrico Mattei gironalista: ‘[...] Che cosa è costato tutto questo in esborso diretto alla collettività nazionale?’
Mattei: ’Molto poco. Tutto quello che lo Stato ha dato sono stati 15 miliardi all’atto della costituzione dell’ENI. E’ noto che l’ENI fu costituito con un fondo di dotazione di 30 miliardi. Quindici miliardi erano l’apporto che le società del gruppo facevano con quello che avevano già guadagnato e 15 miliardi l’apporto di denaro fresco dello Stato italiano. Da allora non abbiamo avuto più una lira e naturalmente abbiamo dovuto ricorrere al credito. [...]
Della Giovanna:’[...] vorrei sapere che cosa ha reso alla collettività, all’Italia, l’attività dell’ENI indipendentemente dal fatto che ha cominciato con 15 miliardi [...].
Mattei: ‘Gli investimenti fatti dall’ENI fino a questo momento ammontano a 600 miliardi. 220 miliardi sono stati già rimborsati come ammortamenti, in più abbiamo pagato in questi sette anni più di 200 miliardi di quota lavoro, cioè di stipendi e salari. [...] 100 miliardi di interessi passivi a istituti di credito [...] e abbiamo avuto circa 45 miliardi di profitti. Di questi 45 miliardi, 10 sono andati sotto forma di dividendi al capitale privato in quelle società dove entra il capitale privato (come l’ANIC; la STANIC; l’IROM) e 35 miliardi sono andato allo Stato. Di questi, 19 miliardi sono stati versati al Tesoro e il resto va, sempre per conto dello Stato italiano, alle riserve e a studi e ricerche, come vuole la legge. Ma oltre a questo, io direi che è stato creato un grande patrimonio, perchè oggi il valore dell’ENI supero di molto i 1000 miliardi ed è un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani, ai lavoratori, ai consumatori e ai contribuenti’ [...].
Della Giovanna: Russia [...]
Mattei: [...] Abbiamo comprato 12 milioni di t pagando 100 milioni di dollari contro 100 milioni di dollari di materiale italiano che abbiamo esportato guadagnando altri soldi. Noi oggi consideriamo che il petrolio, fra le nostre produzioni e questo che abbiamo cpmprato, ci costi il 32% in meno del prezzo internazionale. [...]

Mattei: ‘Si, vede, le compagnie internazionali erano abituate a considerare i mercati di consumo come riserve di caccia per la loro politica monopolistica e noi abbiamo cominciato a rompere questo sistema, perchè ci siamo messi fuori di queste grandi compagnie, di questo grande cartello. Io alla fine del 1959 fui invitato ad incontrarmi con uno dei sette grandi, uno dei più grandi, con un bilancio che è quasi pari al bilancio dello Stato italiano ...’
Granzotto: ‘Una ddelle sette sorelle?’
Mattei: ‘Una delle Sette Sorelle, perfettamente’
Della Giovanna: ‘La maggiore?’
Mattei: ‘Non si può dire chi è la maggiore, ce ne sono due che sono tutte e due le maggiori ... per vedere di stabilire dei rapporti di collaborazione. Erano i primi di dicembre del 1959 ed io andai a Montecarlo, che era il luogo dell’incontro, ed incominciammo a parlare. Avevo con me un giovano ingegnere, un mio collaboratore. Tutta la collaborazione offerta da questo illustre capo riguardava l’Italia: tenere più su i prezzi, guadagniamo tutti di più. [...] Io gli dissi: ‘ Ma credo che in italia abbiate inito di fare una politica vostra, che da adesso in avanti la faremo noi e cioè è finito il periodo in cui l’Italia faceva la parte del gattino, di cui vi ho parlato all’inizio. [...]
Piuttosto vediamo un pò la Svizzera, la Germania: noi stiamo costruendo un oleodotto, [..] Avete interesse che vi trasportiamo del petrolio? [...]
Mi rispose: ‘ Noi non avevamo nessuna intenzione, ma dato che voi fate questo oleodotto ne faremo uno anche noi’. [...] Noi cammineremo da soli.’ Poi mi disse: ‘Che cosa vuol fare in Tunisia?’
Mattei: ‘In Tunisia’, risposi, ‘noi vogliamo costruire una raffineria. E lui mi disse: ‘Voi non farete la raffineria perchè la faremo noi, noi con una delle altre grandi società del cartello, un’altra delle Sette Sorelle’. Ed io molto umilmente gli chiesi: ‘che cosa ne penserebbe se invece di farla in due la facessimo in tre?’. Disse: ‘No’.
Allora io tirai fuori dalla tasca la matita, avevo altri argomenti da discutere, lo guardai, li cancellai, e gli dissi: ‘Ho l’impressione che non abbiamo più niente da dirci, percò lei il colloquio di oggi se lo ricorderà per tutta la vita. Perchè noi siamo poveri, abbiamo bisogno di lavorare e non possiamo più andare all’estero come dei poveri emigranti che non hanno altra forza che le proprie braccia. Anche noi vogliamo andare fuori come imprenditori, con l’assistenza tecnica e con tutto quello che un Paese moderno come il nostro oggi può dare’. [...]
In quel momento cominciò per la Tunisia, come era già successo in Marocco, nel Ghana, nel Sudan, una lotta terribile, senza esclusione di colpi.’
Granzotto: ‘[...] crede di non aver commesso nessun errore?
Mattei: ‘[...] per esempio abbiamo sbagliato Ravenna. [...] quando noi siamo partiti per fare lo stabilimento di ravenna, dovevamo fare un impianto che doveva produrre 300.000 t di gomma intetica all’anno. Ve la ricordate tutti la polemica di qui giorni, e cioè che l’impianto era inutile, che il consumo italiano era largamento coperto. Io l’impianto non l’ho fatto della capacità di produzione di 300.000 t di fertilizzanti, l’ho fatto della capacità di 1 milione di t: se l’avessi dichiarato in quei giorni m’avrebbero detto che ero pazzo. E invece di un impianto capace di produrre 30.000 t di gomma sintetica, ne ho fatto uno capace di produrre 100.000 t di gomma sintetica. [...] Ma le dirò che abbiamo sbagliato tutti, noi e loro. Perchè? Perchè quest’anno, per esempio, noi abbiamo venduto il 40% della nostra produzione in Italia: in più abbiamo venduto all’estero [...] E dunque: o gli esperti di allora non erano veri esperti o non vedevano un palmo più in là del loro naso. [...]

INAGURAZIONE DELLA PIATTAFORMA MOBILE PERRO NEGRO
Marina di Carrara, 24 Agosto 1961

[...] Per lo svolgimento di un programma così vasto occorrono mezzi adeguati.
Già oggi il gruppo ENI dispone di due paittaforme mobili, lo Scarabeo, corredato dalla nave appoggio Saipem ed il Gatto Selvatico, un impianto autosufficiente dello stesso tipo del Perro Negro, oltre a due piattaforme fisse, la prima montata nel golfo Persico, la seconda in corso di allestimento nel mare di Gela.
Ad esse viene oggi ad aggiungersi il Perro Negro, che effettuerà sondaggi esplorativi per l’accertamento di strutture nell’Alto Adriatico individuate cin rilievo geofisico in mare. La prima ubicazione si trova a 18 km dalla costa di Ravenna, su un fondale di oltre 20 m.
Il Gatto Selvatico ed il Perro Negro, realizzati interamente in Italia, rappresenta quanto di più grade e moderno vi sia nel campo delle paittaforme di tipo autosuffciente. Essi sono in grado di operare su fondali a 35 m [...].

CONFERENZA STAMPA PRESSO L’ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA ESTERA
Roma, Associazione dell stampa estera, 14 Febbraio 1962

Mattei: ‘[...] Io vi sono molto grato e sono anche intimidito di trovarmi in un’assemblea così importante, cui partecipano i maggiori giornalisti esteri. Come sapete, io vengo dal mondo del lavoro ed ero un operaio. Non sono quindi quel personaggio così importante che il vostro presidente ha voluto indicare. Sono semplicemente un uomo che, di fronte alle necessità in cui si è venuta a trovare l’Italia per i problemi del proprio Paese, ha fatto tutto quello che era possibile per raggiungere gli attuali traguardi. Da ragazzo, quando ero operario, ho imparato tante cose che poi nel tempo si sono dimostrate false. Ci raccontavano che eravamo un Paese povero e destinato a rimanere povero; un Paese carico di braccia che erano destinate alla emigrazione; un Paese dove non si sarebbe mai potuto fare niente. Ma la realtà è un’altra. A mano a mano mi sono reso conto che molti di questi insegnamenti erano falsi e che noi non eravamo il Paese del dolce far niente come ci dipingevano.
Ho potuto vedere in questi anni come in Italia si lavori moltissimo, come ci si impegni enormemente. E abbiamo cercato, nei limiti di quelle che erano le nostre possibilità, di esportare lavoro e non lavoratori. [...]
E noi crediamo nei rapporti che abbiamo con Paesi depressi, con Paesi che hanno la necessità di iniziare uno sviluppo industriale, di potere offrire un’organizzazione industriale preparata negli uomini e nei mezzi e quindi di poter assolvere un’opera importante di collaborazione. [...]
Livia Rokach (Radio Israele): ‘Si sa che l’Ente Nazionale Idrocarburi’, molto per merito suo, ha impiantato delle attività estrattive petrolifere in Egitto. Trattandosi di una iniziativa di vasta portata e che impegna il contribuente italiano, che è in parte comproprietario dell’ENI, vorrei sapere se la società da lei diretta si è premunita con garanzie economiche e finanziarie nei confronti della Repubblica Araba Unita. Se si, di quali garanzie si tratta? [...] E’ vero che lei e persone a lei vicine influenzano anche in piccola parte alcune decisioni del ministro degli Esteri? [...]
Mattei: ‘[...] Quest’anno in Egitto abbiamo una produzione di 4 milioni di t di petrolio, mentre l’anno venturo arriveremo a 6 milioni. Io penso che l’Egitto sia prossimo a diventare un grande Paese produttore di petrolio.
I rapporti dell’Egitto con noi sono stati sempre ottimi: noi riceviamo regolarmente tutto quello che ci è dovuto, riteniamo di avere garanzie più che sufficienti. [...]
In generale poi, i rapporti con Israele non riguardano l’ENI, ma la politica del governo italiano.
[...]
Noi abbiamo bisogno di avere dei prezzi convenienti. [...]
Gli arabi vendono la loro produzione attraverso intermediari, il cui pedaggio è pesante. Il prezzo preteso dalle grandi compagnie è formato per il 12-20% dai costi di produzione, per il 40% dalle royalties, che si pagano al paese concessionario e per oltre il 40% dal beneficio delle compagnie, beneficio che noi italiani non intendiamo più pagare. Noi vogliamo stabilire rapporti diretti con tutti i paesi, come abbiamo fatto con l’Unione Sovietica e con l’Egitto. [...]
Nel 1962 il fabbisogno dell’ENI sarà coperto per il 38% da petrolio russo, per il 9% da petrolio iraniano, per il 12% da petrolio di Gela, per il 26% da petrolio egiziano, per il 15% da petrolio acquistato dai francesi e da altri. [...]
D’altra parte come potete pensare che l’industria italiana potrà seguitare ad operare in una situazione di concorenza sleale? [...]
John Pasetti: ‘L’ENI porta un contributo considerevole alla politica estera italiana. Ritiene lei che questo contributo aumenterà con la formazione di un governo di centro-sinistra in Italia? E’ vero che è stato firmato un accordo segreto con il governo provvisorio algerino?’
Mattei: ‘Per quanto riguarda la prima domanda, rispondo che la politica estera non dipende ovviamente: il nostro ente è un modesto strumento di cui si può servire il governo italiano e quindi spetta al governo italiano decidere in merito.
Alla seconda domanda, se cioè abbiamo firmato un accordo segreto con il governo algerino, rispondo negativamente. [...] Nel momento in cui tutto sarà tranquillo, noi saremo ben felici di lavorare nel Sahara.’ [...]
Zevi (Agenzia Israele): ‘[...] a quanto ammontano gli investimenti dell’ENI e delle società affiliate all’ENI dal 1957 ad oggi, anche nell’ambito dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa, e a quanto si può valutare il reddito annuo di questi investimenti?
Mattei: ‘Gli investimenti dell’ENI, dalla fondazione ad oggi, sono stati 652 miliardi, di cui ammortizzati 217. Abbiamo in programma nei prossimi quattro anni, cioè dal 1962 al 1965, di investire 663 miliardi. Il 57% degli investimenti in Italia sarà riservato al Sud. Qust’anno abbiamo avuto quasi 400 miliardi di fatturato. Abbiamo avuto 25 miliardi di oneri finanziari, 106 miliardi oneri tributari, di cui 9 miliardi diretti e 97 indiretti, 60 miliardi di autofinanziamento, dopo aver pagato gli interessi passivi e gli utili, 40 miliardi circa di salari e stipendi. Ma la nostra ambizione è di avere presto, forse entro tre anni, 100 miliardi all’anno di autofinanziamenti, cioè una massa di denaro tale che corrisponde, per esempio, algi investimenti