Enrico Mattei Enrico Mattei Enrico Mattei
Enrico Mattei

la storia

Tra i protagonisti della storia contemporanea italiana, la figura di Enrico Mattei ha particolare rilevanza; infatti, tra i maggiori fautori della ricostruzione, Mattei emerge per coraggio, genialita', spirito di iniziativa, fiducia nelle possibilita' degli italiani, parametro costante di ogni sua azione.
Le opere da lui intraprese in Italia e nel Mondo sono presenti e particolarmente vive in questa Citta' dove la figura del fondatore dell'ENI e' presente e familiare negli ambienti di lavoro, nelle vie, nelle piazze e nelle case dei matelicesi. Per questo motivo e' proprio dalla Citta' di Matelica che nasce la volonta' di conoscere quest'uomo e le sue opere.
La sua figura incarna gli aspetti piu' complessi del periodo storico e sociale in cui e' vissuto e la complessita' diventa motivo di incalzante maturazione. Particolarmente intensa la sua adesione al movimento partigiano ed al movimento democratico cristiano.
"In quegli anni le idee di Enrico Mattei cominciarono veramente a modernizzarsi e ad assumere una densita' nobile e feconda. L'idea del "mio" si venne sfumando in lui e, mentre intorno premevano lutti e sventure, comincio' a subentrare nella sua coscienza il pensiero che la "res pubblica" ordinata, la comunita' fraterna degli uomini, il consenso nei principi, sono valori di gran lunga preminenti, i quali non impegnano solo lo Stato ma innanzitutto e soprattutto, investono la responsabilita' del cittadino. Da questo convincimento breve era il passo, per un uomo di azione come Enrico Mattei, che doveva far tradurre l'imperathio in decisioni esecutive" (Boldrini)
Tali presupposti sostanziarono la possibilita' di creare spazi e terreno fertile per la formazione, attraverso l'imprenditoria pubblica, di una classe dirigente essenziale ad una incisiva azione statale nel campo economico.
Con lui le nuove energie del Paese, le professionalita' emergenti nel nuovo clima civile della nazione, le spinte innovative in atto nel mondo occidentale all'indomani della guerra in tutti i campi della vita industriale, da quello manageriale, a quello tecnologico, entrano nell'Azienda di Stato trasformando l'intervento statale dal mero assistenzialismo dell'era fascista a impresa attiva, agile, capace di proiettarsi al di la' dei confini nazionali e continentali.

"Noi crediamo nell'avvenire del nostro Paese; abbiamo fede nelle sue possibilita' di miglioramento, nelle sue capacita' di sviluppo e di progresso; sentiamo il dovere di lavorare, in tutta la misura delle nostre forze, per costruire giorno per giorno l'edificio della liberta' e della giustizia in cui vogliamo vivere in pace e che soprattutto vogliamo preparare per le nuove generazioni, nella speranza che esse non debbano mai patire la dolorosa esperienza che noi abbiamo sofferto.
Ma noi sentiamo anche che altri Paesi anelano alla liberta' ed alla giustizia e sappiamo che soffrono e muoiono per esse. Per questo noi condividiamo una piu' ampia visione dei problemi e dei rapporti umani che si allarga dagli individui ai popoli.
Alla luce di essa le tradizionali barriere costruite per la difesa degli interessi particolari, o anche solo giustificati da un'angusta visione del mondo, dovranno cadere nel riconoscimento dell'identica e universale parita' dei diritti degli uomini alla vita e al benessere.
Storicamente la competizione fra i Popoli, che si e' venuta trasferendo dal terreno strettamente politico a quello economico, puo' e deve rimanere una competizione pacifica.
Essa impone pero' l'esclusione di ogni forma di ricatto o di intimidazione e non e' compatibile con le ingerenze indebite dei Paesi economicamente piu' forti nella vita interna di quelli piu' deboli.
Solo cosi' l'auspicata cooperazione internazionale potra' attuarsi e costituira' un vero aiuto, per i Popoli economicamente depressi, a conseguire un livello di vita piu' degno e piu' giusto".