Enrico Mattei Enrico Mattei Enrico Mattei
Enrico Mattei

discorsi - parte prima


CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA DI MATELICA
Teatro Condominiale 28 Giugno 1953


Questa cittadinanza onoraria è un motivo di orgoglio e un motivo di emozione.
Di solito, la cittadinanza onoraria, si conferisce ad estranei illustri. Io non sono nè un uomo illustre nè un forestiero. Non sono nato tra le vostre mura, è vero: ma sono venuto a viverci quando erocosì giovane che, si può dire, salvo per l’atto di nascita, tutto il resto della mia vita, sia stando qui siaaltrove, deriva da questo ambiente.
Nella pacata e laboriosa compagnia dei matelicesi si è svolta e temprata la mia giovinezza: e dalla dolcezza dei colli che ci attorniano, e che i nostri forti e sapienti agricoltori hanno trasformato in ubertoso giardino, ha origine quella calma nel fronteggiare gli eventi che mi assiste e mi aiuta nelle vicende più dure.
E’ da voi, magari senza riuscire, che ho cercato d’imparare la tenacia nel lavoro, la parsimonia, lasobrietà, e quella tendenza a marciare diretto, senza furberie e senza sotterfugi che tante volte disorienta gli avversari, quando credono che i matelicesi siano simili a loro.
[...] poco ho potuto fare per voi: ma non ho mai dimenticato Matelica e i matelicesi [...].
Io non vi prometto nulla. La mia attività si svolge su un piano nazionale, e sarei ingiusto se vi chiedessi un facile applauso con altrettanti facili promesse. Il mio lavoro per sviluppare le produzioni degli idrocarburi e i vapori geotermici, per impedire che gli speculatori le rivolgano a proprio esclusivo profitto, per far nascere da essi industrie nuove, non può essere fatto qui.
Ma io sono certo che anche i miei concittadini ne avranno la loro parte di vantaggio, in fratellanza con tutti gli altri italiani, negli stessi ideali cristiani di patria, di libertà, di benessere. [...]



LA SOCIETA’ OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO

Matelica 5 Agosto 1962


[...] Fin da cinquanta-sessant’anni addietro nella Società operaia di Matelica accanto agli operai,entrarono tutti i cittadini, impiegati e proprietari, questi ultimi, contro il pagamento delle modeste quote, non esigevano il corrispettivo delle prestazioni, intendendo semplicemente di riconoscere, con la loro presenza, il valore sociale e fraterno della istituzione. [...]
Nella Società di mutuo soccorso, invece, il grande principio della fraternità, che non conosce alcun confine, nè di razza nè di pensiero, si afferma e si perpetua.
Noi visiteremo oggi i lavori di per l’ampliamento e l’ammodernamento dell’ospizio dei vecchi, nato appunto intorno all’epoca della Società di mutuo soccorso, per la munificenza di un riccobenefettore cittadino.
L’ospizio esprime un diverso ma altrettanto importante sistema di solidarietà fra chi possiede e chinon possiede, [...], dovere verso coloro che, avendo dedicato al lavoro tutta l’esistenza, hannoraggiunto i tardi anni. La società deve ringraziare ed onorare. [...]
Il nostro mondo, lo vediamo tutti, è venuto acquistando una apparenza scettica e superficiale perl’eminenza che vi hanno assunto le preoccupazioni per la vita quotidiana, l’ansia del denaro e del potere, gli antagonismi e persino le sopraffazioni. Tuttavia è motivo di consolazione riconoscere anche la persistente vitalità di taluni alberi generosi che non dovranno morire. [...]



CONTRO L’ARREMBAGGIO AL METANO E PETROLIO

Roma, Camera dei Deputati, seduta antimeridana, 26 Ottobre 1949


Onorevoli colleghi!
[...] Si aggiunge e si sostiene che l’attività mineraria, oltre che rischiosa, è anche troppo cara, troppodi lunga lena, perchè lo Stato ci si possa incamminare sacrificandovi sforzi e denaro. Ma nello stesso tempo quattrocento domande, come ha detto il ministro Lombardo, sono state avanzate per la ricerca degli idrocarbuti in Italia. Vale a dire, ci sono almeno quattrocento ditte che vorrebbero rovinarsi in tale attività per far risparmiare lo Stato italiano!
Si dice pure che l’attività mineraria è troppo difficile perchè lo Stato la possa intraprendere in luogo dei privati, quasi che allo Stato italiano fosse impossibile organizzare enti economici efficenti ed assicurarsi tecnici di valore, come è stato fatto in molti Paesi con risultati altrettanto favorevoli quanto da noi.
E si finge di dimenticare che tutti i giacimenti di gas di grande importanza e l’unico giacimento dipetrolio su scala industriale che sono stati fino ad oggi rinvenuti appartengono alla gestione dellericerche eseguite dall’Azienda Generale Italiana Petroli per conto dello Stato.
E’ una semplice constatazione di fatto che, di fronte a questi risultati, quelli conseguiti dai ricercatoriche più vantano a mezzo di vignette stampate le loro benemerenze si riducono a cose di portata ben lieve. [...]



DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE SULLA COSTRUZIONE E L’ESERCIZIO DI OLEODOTTI E GASDOTTI

Roma, Camera dei Deputati, 8 Agosto 1951


[...] In questo momento, alle bocche dei pozzi, noi abbiamo una produzione di 7 milioni e mezzo di m3 di metano al giorno, che corrispondono ad oltre 100.000 q di carbone al giorno, ad un prezzo economico, perchè il metano viene venduto col 3,5% di risparmio. Ora, se non affrontiamo il problema dei trasporti e quello della distribuzione, il problema della produzione rimane fermo, perchè queste tre questioni son legate fra loro. [...]
Il problema riveste importanza affinchè il metano possa arrivare al consumo. La rete dei metanodotti è già stata predisposta. Partendo dall’Alta Italia fino alla linea gotica, già 1000 km di metanodotti sono in funzione, 600 in costruzione ed altri 1600 da ultimare entro il 1952. [...]
Già parecchio tempo fa, io dissi che non bisognava arrivare ad una industrializzazione della Valle Padana trascurando il Centro-Sud, ma che bisognava tener conto di uno sviluppo graduale perchè il metano doveva essere venduto allo stesso prezzo sia a Genova che a Napoli. Ora solo lo Stato può provvedere a regolare tutta questa materia.
[...] L’Azienda dello Stato [...] vuol distribuire il metano allo stesso prezzo a tutte le industrie [...].
In quattro o cinque anni, con l’organizzazione che ha creato l’Azienda di Stato, tutte le industrie ubicate nella Valle Padana, nel Veneto, nell’Emilia, in Lombardia, in Liguria, nel Piemonte, sarannoallacciate e potranno funzionare a metano.



CONFERIMENTO DELLA LAUREA HONORIS CAUSA IN INGEGNERIA MINERARIA

Torino, Politecnico, 5 Luglio 1953


[...] Finalmente il 1 giugno 1952, con una austera cerimonia radiocomandata, Torino riceveva il primo metano, il quale, simultaneamente, diventava disponibile per tutte le 1500 aziende industriali gravitanti nel raggi oeconomico del metanodotto e raggiungibili con derivazioni da esso. [...]
Al doveroso omaggio resole, l’antica capitale ha voluto oggi rispondere con uno dei suoi tradizionali gesti cavallereschi, simbolicamente indirizzato alla mia persona.
Ma nel ricevere questa pergamena come un ambitissimo trofeo, io la prendo in consegna a nome e per conto delle molte migliaia di uomini, tecnici e maestranze, che lavorano nelle aziende statali degli drocarburi, delle quali ho la suprema responsabilità.



L’ATTIVITA’ E IL LAVORO DELL’AZIENDA DI STATO A BENEFICIO DELLA COLLETTIVITA’ NAZIONALE

Milano, 21 Gennaio 1954, conferenza stampa


[...] Effettiva erogazione di consumo di 10 milioni di m3 di metano al giorno. [...] 10 milioni di m3 di metano al giorno equivalgono a 150.000 q al giorno di carbone, che è il corrispettivo di tre navi al giorno di 5000 t ciascuna.
Queste navi prima dell’impiego di metano come combustibile arrivavano in Italia da Paesi esteri daiquali eravamo importatori. Entravano delle navi e usciva della valuta pregiata, che oggi rimane in casa nostra.
L’attività dell’Azienda dello Stato non si è limitata al solo campo del metano ma si è sviluppata anche nel settore della benzina e dei gas liquidi.
Dalla gasolina e dal greggio dei pozzi di Cortemaggore sono state ricavate, nel 1953, 60.000 t di ottima benzina italiana, che è stata distribuita attraverso la rete di distributori di serviziodell’Azienda Generale Italiana Petroli.
Nello stesso periodo l’organizzazione Agipgas, cha ha il compito della distribuzione delle bomboledi gas liquido per usi domestici e artigianali, ha raggiunto rapidamente una vastisima diffusione [...] sia perchè ha praticato un prezzo notevolmente inferiore a quello delle altre società [...] sia perchè ha tolto di mezzo il peso gravoso della cauzione per la bombole, cauzione che per le categorie più modeste rappresentava un notevole sacrificio.
Fra poco L’Ente Nazionale Idrocarburi inizierà la realizzazione di vasti programmi nel campo dellachimica del metano.



PROBLEMA DI POLITICA ECONOMICA DEGLI IDROCARBURI

Piacenza, 9-12 Settembre 1954, Terzo Convegno nazionale sulle utilizzazioni del metano


[...] La competizione economica, si sa, ha le sue ferree leggi, ed è spesso caratterizzata daun’asprezza di rapporti che è commisurata agli interessi in giuoco. Noi abbiamo sperimentato ciònegli ultimi nove anni, ed abbiamo continuato a camminare per la nostra strada, senza voltarci indietro, consapevoli di avere un dovere da compiere verso il Paese che risorgeva e vedeva nel metano uno degli strumenti del suo rinnovamento tecnico ed economico. [...]
E fra i sostegni capitali che hanno sorretto fino ad oggi il nostro duro lavoro ricordo con commozionequello del grande uomo politico che oggi l’Italia piange come colui che l’ha riscattata dal baratro di ignominia in cui l’avevano gettata, sono parole di Giorgio Bidault, prima l’eccesso dell’orgoglio poi
l’eccesso della punizione. Parlo di Alcide De Gasperi, alla cui memoria mando un commosso, reverente saluto. De Gasperi, nella sua generosa comprensione, ripeteva frequentemente che lo sviluppo del metano, così come veniva attuandosi prima per opera dell’AGIP, poi per l’azione dell’ENI, era la cosa più interessante che avesse prodotto l’Italia nel dopoguerra. Parole quasi enfatiche, per un uomo freddo e realizzatore come egli era. [...]
Ci attaccheranno ancora, cercheranno ancora di attraversarci la strada: ma verrà il giorno, ne sono certo, in cui si riconoscerà che un grave errore sarebbe stato il non lasciare in gestione allo Stato le ricchezze di idrocarburi della valle del Po e il non averle sapute sviluppare in un organico complesso produttivo.



ACCORDI CON LA SOCIETA’ STANDARD OIL PER LA GOMMA SINTETICA E I CONCIMI AZOTATI

New Jersey, 29 Gennaio – 5 Febbraio 1955


Signor presidente [Eugene Holman], [...]
Personalmente considero un grande privilegio di essere a capo di un gruppo italiano che stringe intensi rapporti di affari con una compagnia industriale chimica fra le più grandi e importanti del mondo.
Mi sembra di dover interpretare la stipulazione di questi accordi soprattutto come una cortesia usata all’italia, che nei dieci anni trascorsi dalla fine della guerra ha apertamente manifestato edimostrato la sua volontà di ascesa economica, la sua fedeltà agli ideali democratici e pacificidell’Occidente, il suo desiderio e il suo bisogno di cooperazione industriale.
In secondo luogo penso, signor presidente, che la sua compagnia abbia attentamente considerato il carattere delle imprese che io rappresento. Esse sono libere imprese industriali, che operano con mezzi e fini economici, coi metodi della libera concorrenza e che devono rispondere della loro buona gestione dinanzi agli azionisti, alla legge, ed alla opinione pubblica.
E’ vero: indiretto, ma non esclusivo, azionista delle nostre imprese è lo Stato. Ma non perciò assumono esse un carattere pubblico, nè ciò le rende manifestazoni di quello statalismo che in nessun paese democratico vorremmo vedere erigere, ad imitazione dei Paesi comunistici.
Lo Stato nulla esige da noi, fuorchè di ricevere i dividendi; nulla può chiederci fuorchè di operare con fini economici e nel rispetto delle leggi.
[...] Lo Stato, affidando le attività petrolifere di sua spettanza all’Ente Nazionale Idrocarburi, [...]spera di evitare che sorgano e prosperino monopoli privati capaci di dominare il mercato e di trarre benefici finanziari da azioni oppressive verso il consumatore. [...]
Infine vedo nell’accordo raggiunto anche un atto di fiducia verso di me. E di ciò particolarmente laringrazio, signor presidente.
Vogliamo far nascere in Italia una grande impresa per la produzione di concimi azotati e della gomma sintetica. Alla provvidenza chiediamo che i nostri sforzi siano coronati da successo econsideriamo come sicuro auspicio l’atto odierno, che ci lega ai processi di produzione della grandeimpresa americana che, signor presidente, ella degnamente rappresenta.



PREVISIONI DI SVILUPPO ECONOMICO E INDUSTRIALE PER IL PAESE

La Discussione, 16 Giugno 1955, intervista


Quali sono a suo giudizio, onorevole Mattei, le prospettive di sviluppo economico del nostro Paese per i prossimi anni?
Non esito a dichiarare di essere abbastanza ottimista.
Io sono profondamente convinto che le scoperte del metano e del petrolio, susseguitesi con ritmosempre più serrato nell’ultimo decennio, non soltanto contribuiranno a migliorare la bilancia dei pagamenti e ad incrementare la produttività pro capite, ma varranno a farci superare il paralizzantecomplesso d’inferiorità per il quale, ormai da decenni, eravamo avvezzi a considerare l’Italia comeun paese irrimediabilmente povero di fonti energetiche e di materie prime e perciò irrimediabilmente condannato a rimanere ai margini della civiltà moderna.



LO STATO ED IL PETROLIO IN ITALIA

Oggi, 13 Ottobre 1955, articolo a firma Enrico Mattei


Ho sempre considerato vantaggioso, anche nel lavoro industriale, dire sempre la verità. E’ unmetodo vecchio ed onesto, ma che si rivela sempre utile in un mondo di astuti come il nostro. [...]Probabilmente senza il pungolo delle ostilità e senza l’ansiosa aspettativa, benevola questa, della pubblica opinione, difficilmente sarebbe sorto in così breve tempo il possente organismo petrolifero dello Stato, che comprende quattro grosse società capogruppo, AGIP, AGIP Mineraria, Società Nazionale Metanodotti, Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibile, e trentacinque societàaffiliate, tutte sotto il controllo e la direzione dell’Ente Nazionale Idrocarburi.
Non sono mancati tuttavia i più lusinghieri incitamenti. Ed a questo riguardo viene per prima alla mente la figura cara di Alcide De Gasperi [...]. E subito dopo emerge il nome di Ezio Vanoni [...].
Nel biennio 1945-1946 la produzione media annua di metano fu di 12 milioni di m3, cioè appena laquantità che si è consumata giornalmente nell’inverno 1954-1955.
Lungo e duro è stato il cammino percorso. [...]
Tutto questo è frutto di una imponente mobilitazione di mezzi tecnici ed umani. [...]
Il metano fu una delusione, nel 1945: esso poneva problemi colossali perchè per utilizzarlo era necessaria la sua consegna al domicilio del consumatore.
Chi considera oggi la rete dei metanodotti dell’Italia settentrionale , che la SNAM ha steso per quasi4000 km impiegado 180.000 t di acciaio, rete con tubi di 42 cm di diametro valica monti e fiumi raggiungendo Milano, Torino, Genova, Venezia e Bologna, per diramarsi poi capillarmente fino alle fabbriche, ed è capace di trasportare 20 milioni di m3 al giorno, stenta a credere che essa è nata nel breve giro di sette anni. [...]
Se insufficienti erano i tecnici minerari, mancavano del tutto, all’inizio della costruzione della rete,gli specialisti per il trasporto del metano, dai progettisti e dai topografi ai saldatori dei tubi. Per preparare ai nuovi compiti le oltre duemila unità che costituiscono gli attuali quadri e le maestranze della Snam, fu necessario istituire apposite scuole e centri di addestramento. Ma l’armonicosviluppo di un complesso petrolifero comporta, oltre ai rami della produzione e del trasporto, anche le attività trasformatrici e la distribuzione al consumo. A queste incombenze provvedevano,nell’ambito dell’ENI, principalmente le società AGIP, ANIC, e le loro consociate. Sono comprese fra esse cinque raffinerie, alcune delle quali operanti in partecipazione con altri enti economici, checoprono circa un terzo dell’intera capacità di raffinazione nazionale. Nel campo delle trasformazioni,
[...], si sta per aggiungersi, per iniziativa dell’ANIC, un grosso stabilimento petrolchimico, ora incostruzione a Ravenna. [...]
L’organizzazione commerciale dell’AGIP è, tra le attivtà dell’ENI, quella più appariscente nei riguardidel pubblico. I nostri cartelloni stradali, con i richiami pubblicitari, di animali favolosi, che hannoavuto tanto successo di notorietà anche all’estero, costituiscono il primo contatto dei consumatoricon i carburanti e i lubrificanti dell’AGIP e con i suoi gas liquefatti per usi domestici. Ma l’automobilista riconosce soprattutto le linee architettoniche armoniose e moderne delle stazioni di servizio e di rifornimento, nelle quali spiccano le tinte brillanti delle pompe del Supercortemaggiore ed apprezza la premura del personale e soprattutto la qualità dei prodotti. Tra le altre societàcontrollate dall’ENI, ricordo soltanto il Nuovo Pignone di Firenze, che è stato indirizzato, tra l’altro,alla costruzione di sonde di perforazione e di altre attrezzature petrolifere, consentendo così al Paese economie valutarie di molti milioni di dollari l’anno. [...]



IL NUOVO PIGNONE NEL GRUPPO ENI E LA SONDA PETROLIFERA IDECO – PIGNONE

Firenze 9 Marzo 1957


[...] Questa prima sonda costruita dal Pignone veramente rappresenta un simbolo di quanto abbiamo operato dal momento in cui il Nuovo Pignone è entrato a far parte del gruppo Ente Nazionale Idrocarburi.
Io stesso, se mi volgo col pensiero a quei giorni, non posso non restare gradevolmente colpito dalla profonda differenza fra le mie impressioni di allora e di oggi. Quando sono venuto qui per la prima volta, mi sono sentito afferrare da un senso di desolazione. Sugli spiriti e sulle cose gravava la squallida atmosfera della rovina che minacciava una grande azienda, e come voi, lavoratori delPignone, sentivate il peso della preoccupazione del pane e dell’avvenire per voi e per le vostrefamiglie, così io sentivo la responsabilità dell’impegno che mi assumevo di creare con voi un valido strumento di produzione e di benessere con una funzione nel gruppo e nel Paese.
Ma da questa atmosfera siamo rapidamente usciti. Abbiamo affrontato i problemi dell’azienda conchiarezza di idee e di programmi, con fermezza di propositi, con una nuova speranza che sorgeva dalla stessa profondità della crisi sofferta.
Direi che proprio questa crisi è stato uno degli elementi favorevoli della nostra collaborazione. Abbiamo cominciato insieme, dirigenza e maestranze, partendo quasi da zero, senza avere alle spalle un passato di delusioni e di attriti ma anzi avendo davanti a noi quella nuova speranza di ripresa e di progresso. [...]
Questo vuol dire aver posto le basi di un tipo di relazioni interne di fabbrica tra direzione e lavoratori, ispirate a giusti criteri di solidarietà umana e di consapevole collaborazione ai problemi della produzione. [...] Su queste basi e con questo spirito nuovo abbiamo potuto, già da quasi un anno, raggiungere accordi di consultazione fra direzione e rappresentanza dei lavoratori per quanto riguarda il riesame dei metodi di retribuzione del personale salariato, dei criteri di classificazione delle mansioni, dei tempi di lavoro, della mobilità interna dei lavoratori da reparto a reparto aseconda dell’andamento delle produzioni.
E’ di poche settimane fa la conclusione dell’accordo definitivo sul premio di produttività che costituiscono l’espressione più tangibile della nostra comune fatica della quale è bene che in questaoccasione ricordiamo la storia.
Fu approntato un piano tecnico e finanziario, elaborato con la collaborazione delle società del gruppo, che consentì di procedere ad adeguati investimenti in attrezzature e macchinari atti al
nuovo sviluppo produttivo e che mise in grado il Nuovo Pignone di competere non soltanto con le aziende meccaniche sul mercato italiano, ma anche su quello internazionale. Le maestranze furono qualificate e proporzionate al nuovo programma produttivo; fu riveduta l’intera organizzazione aziendale per aumentare l’efficenza dell’apparato industriale e commerciale [...].
Il futuro del petrolio italiano è legato anche al grado di specializzazione dei dipendenti della nostra società; è legato ai risultati del vostro già perfezionato lavoro, a questi giganteschi prodotti, a queste sonde che aumenteranno ancora le nostre possibilità di ricerca e quindi la probabilità di trovare nuovo petrolio e nuovo metano.
Tutto queto significa che noi non lavoriamo soltanto per noi stessi, che non cerchiamo di soddisfare solo i nostri bisogni materiali. C’è un fine più ampio, e una più alta soddisfazione, agli sforzi delle maestranze, degli impiegati, dei tecnici, dei dirigenti, ai quali voglio esprimere ancora oggi il mio elogio ed il mio ringraziamento [...] c’è la volontà e la coscienza di contribuire alla creazione di un più libero e più prospero futuro per tutto il popolo italiano, di affermare all’estero il nome dell’Italiae la capacità dei suoi lavoratori.
Oggi inauguriamo anche la mensa. E’ una mensa moderna ed è la migliore del nostro gruppo perchè è l’ultima che è stata fatta. Abbiamo consegnato questa mattina gli appartamenti delle quattropalazzine costruite: quarantotto appartamenti. Ma ogni anno ne faremo un gruppo. La mia ambizione è di dare a ognuno una casa a noi lavoreremo insieme anche per questo.
Queste provvidenze non vanno considerate come atti di generosità dell’azienda nei vostri confrontima come un risultato dovuto soltanto alla prosperità della fabbrica, mercè il vostro lavoro tenace, intelligente, disciplinato.
Bisogna persistere negli sforzi. Un proverbio che ci è stato trasmesso dai romani dice che ciascuno è artefice della propria fortuna.
E’ una verità eterna che però nel mondo moderno deve essere integrata perchè la grande azienda industriale diventa lo strumento del benessere dei dipendenti solo attraverso la loro collaborazione. Mettere insieme gli sforzi, passare sopra agli eventuali dissensi, attendere con attaccamento al proprio lavoro vuol dire anche assicurare la perfezione dei prodotti, soddisfare la clientela, renderestabile l’occupazione e tranquillo l’avvenire.



L’ENI E IL PROBLEMA ITALIANO DELL’ENERGIA

Piacenza, 12 Settembre 1957. Convegno internazionale tecnico-economico sugli idrocarburi


L’organizzazione che è stata costruita quasi dal nulla negli ultimi dodici anni offre garanzie dicostruire una solida base per le attività intraprese. I progressi finora realizzati le hanno consentito di dare un valido contributo allo sviluppo del reddito nazionale senza gravare sulle finanze statali,anzi, con profitto del Tesoro, cui l’ENI ha versato, nel 1956, il 65% dei suoi utili, per circa 3 miliardi di lire. L’ENI oggi dispone di mezzi tecnici, degli uomini, del credito; dispone, nonostante leopposizioni e le astiose polemiche, del prestigio necessario.
Nella sua stessa struttura di grande complesso industriale articolato e integrato, esso fornisce altempo stesso l’occasione e lo strumento per coordinare tali attività, svolte nei campi più diversi, inuna politica dell’energia che assicuri il progresso economico del nostro paese. [...]



I PROBLEMI E LE PROSPETTIVE DELL’INDUSTRIA PETROLIFERA PER L’EUROPA OCCIDENTALE

Parigi, 22 novembre 1957, conferenza organizzata dal Centre d’ètudes de politique ètrangère e dal Comitato per lo studio dei problemi franco-italiani


[...] Nel sistema del fifty-fifty la metà, ed oltre, dei profitti realizzati con la produzione del greggio entra nelle disponibilità del bilancio statale del Paese produttore ed è peduta per l’industria petrolifera, alla quale rimane l’intero onere del finanziamento delle nuove ricerche. In un mercatodei capitali che quasi ovunque è sottoposto ad una forte pressione, il reperimento dei fondi costituisce un problema ed un onere che tanto più aggravano quanto più la ripartizione dei profitti si allontana, a favore dei governi, dal classico 50-50. [...]
Nel nuovo sistema, invece, l’associazione fra una compagnia straniera ed una compagnia del Paese produttore crea il meccanismo per far partecipare quest’ultimo al finanziamento dell’industriaattraverso gli apporti di capitale e il reinvestimento dei profitti. [...]
Mi pare comunque che l’interesse preminente della nuova formula sia nel suo significato politico.Il petrolio è una risorsa ‘politica’ per eccellenza, sin dai tempi in cui la sua importanza era piùstrategica che economica. Si tratta ora di porla al servizio di una buona politica, il più possibile priva di reminiscenze imperialistiche e colonialistiche, volta al mantenimento della pace, al benessere di chi quella risorsa possiede per dono della natura e di chi la utilizza per forza della sua industria.L’elevazione dei Paesi produttori al rango di associati delle imprese di coltivazione mi sembra un passo sulla via di quella politica. Ho già detto che altri Paesi appaiono auspicabili e sono infatti auspicati. Mi permetto di ricordarlo qui, in un momento della vita internazionale particolarmentedelicato e pieno di incertezze e di ansie. Se da questa situazione emerge più forte l’appello allasolidarietà ed alla intensificazione degli sforzi comuni del mondo occidentale, è chiaro che con questo spirito vanno affrontati anche i complessi problemi posti da una delle risorse chiave per la vita e per la sicurezza dei nostri popoli.



BATTAGLIE PER IL PETROLIO

Roma, 5 Febbraio 1958, intervista televisiva


[...] L’ENI è un istituto finanziario, [...], sorto nel 1953 per raccogliere ed amministrare tutte le partecipazioni azionarie dello Stato in imprese che si occupano direttamente o indirettamente di idrocarburi, dei prodotti cioè minerali o industriali della grande famiglia dei petroli.
Le imprese petrolifere o affini controllate dall’ENI sono circa una cinquantina con un capitale azionario di molte decine di miliardi e un’attività complessiva di parecchie centinaia di miliardi.Questa cinquantina di imprese sono raggruppate in cinque società maggiori, che sono le cinque ditadell’ENI: Azienda Generale Italiana Petroli, l’AGIP Mineraria, la Società Nazionale Metanodotti, l’Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili e l’AGIP Nucleare.
[...] e dopo che ho visto i mezzi che vengono impiegati nei Paesi Arabi e nel Medio Oriente, mi sono accorto che quei mezzi li abbiamo anche noi, che gli uomini li abbiamo anche noi, e che quello è un lavoro che possiamo fare benissimo anche noi.
Bisogna che la smettano di dirci che non siamo capaci e che non abbiamo i mezzi. Anche in Egitto è stato fatto lo stesso. Stavamo facendo un oleodotto: ci siamo sentiti dire che non l’avremmo maifatto, che non saremmo mai stai capaci di portarlo a termine, che i poveri egiziani avevano impiegato male il proprio denaro e la loro fiducia. E quando abbiamo finito abbiamo avuto grossi riconoscimenti, perchè era quanto di meglio si poteva fare.
La stessa arma insidiosa, io direi sleale, è stata adoperata nel Sinai, quando vi abbiamo iniziato la ricerca del petrolio. Anche lì non saremmo arrivati mai. Poveri soldi dei contribuenti! Abbiamoscoperto dei giacimenti immensi, che appartengono all’Italia, perchè abbiamo una grossa partecipazione, e che portano ricchezza all’Egitto, ma anche al nostro Paese. Non abbiamo chiesto un soldo a nessuno.
La stessa insidia non ci fu risparmiata in Persia, e mentre stavamo facendo il contratto: tutti hanno avuto modo di leggerlo attraverso la stampa. Come al solito, gli italiani non avevano nè i mezzi nè la capacità. Bisogna stare attenti a impiegare i nostri soldi, ce lo consigliavano per il nostro bene.
Non ce lo consigliavano per il nostro bene. Tutelavano i loro interessi, perchè noi iniziavamo la concorrenza in una delle zone petrolifere più ricche del mondo; e ringraziamo i persiani per la fiducia che ci hanno dimostrato, e noi, dal canto nostro, dimostreremo con quanta rapidità porteremo avanti queste nostre ricerche.
Era logico che anche in Libia adoperassero lo stesso metodo. Sulla stampa straniera è apparso che in Libia non ci hanno dato la concessione, perchè non avevamo i mezzi, l’esperienza, le capacità. Ora non c’è nulla di più sleale: noi abbiamo i mezzi degli altri, le capacità degli altri e ci poteva essereposto anche per noi nel Mediterraneo, con i bisogni che abbiamo e con le possibilità che evidentemente avremmo potuto mettere a disposizione per il lavoro in Libia. Ma c’è stato negato.E di questo mi spiace assai. Comunque, fino a quando ci troviamo in contrasto con interessi stranieri posso capire la lotta, perchè noi cerchiamo di entrare, di penetrare, di fare il nostro interesse di italiani che vogliono, per il nostro Paese, fonti di energia necessarie al nostro sviluppo.
Ma non capisco, molte volte, gli italiani che si alleano con questi grossi interessi petroliferi internazionali contro di noi, dimenticando che noi, all’estero siamo l’Italia, non siamo solo l’ENI.Siamo la bandiera italiana, lavoriamo per il nostro Paese e per le necessità e per il domani del nostro Paese. E questa è la parte davvero più spiacevole della nostra fatica.



DUALISMO TRA CAPITALISMO E SOCIALISMO: IL CAPITALISMO PRIVATO E STATALE IN ITALIA

Pechino-Mosca (?), 9 Dicembre 1958


[...] In particolare in Italia assistiamo a questo duplice fenomeno. Anzitutto si viene attuando un progressivo svincolo della economia privata dalla gestione del capitalista singolo, a causa della concentrazione e della integrazione delle imprese; del passaggio della gestione nelle mani di alti funzionari; infine nella crescente partecipazione alle società industriali di piccole quote di capitale frazionato, diffuso ed anonimo.
E’ un capitalismo, dirò così, collettivo, che talora opera in condizioni di oligopolio e spesso nondisdegna gli interventi dello Stato, anzi talvolta persino li sollecita. Esso concorre coi suoi atteggiamenti a determinare la sostituzione dei meccanismi regolatori spontanei teorizzati dagli economisti liberali con diversi e talora migliori regolatori volontari. Si pensi, al riguardo, alle funzioni dei dazi differenziali, dei premi alla produzione, e alla esportazione; alla creazione gratuita da partedello Stato di tutte le infrastrutture economiche; alle variazioni dell’equilibrio dei consumiprovocate con il controllo dei prezzi, il blocco di taluni contratti, le moratorie e simili.
Accanto a questo capitalismo privato, già molto differente dagli schemi classici, si afferma oggi in Italia, imperiosamente per la forza delle cose, un capitalismo statale. Si tratta per lo più di imprese operative create dallo Stato e assegnate in gestione ad enti di diritto pubblico.
Due enti statali in modo particolare assumono in Italia l’importanza maggiore: l’IRI [...] e l’ENI [...].
In considerazione di ciò, con l’ENI noi rappresentiamo la punta avanzata di un movimento, il quale propone come fine dell’attività economica piuttosto il bene pubblico che il profitto ed assume, a seconda dei casi, una funzione sostitutiva oppure integratrice della iniziativa privata.



REALTA’ E SPERANZE DELL’INDUSTRIA PETROLCHIMICA


Camerino, Università di Camerino, 27 Aprile 1960, cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Chimica

[...] è per me motivo di particolare emozione e fierezza. Essa è un atto solenne della più illustre università della stessa regione in cui sono nato e nella quale riposano nel sonno dei giusti i miei genitori; è in un certo senso la mia università ideale, che, inerpicata su questo colle carico di storia, appariva a me giovinetto, dalla vicina Matelica, mia patria di elezione, come una splendente sommità di cultura e di promesse.
Poi la vita attiva mia ha preso nel suo vortice, e gli eventi mi sono passati dinanzi rapidi ed assorbenti. Oggi posso dire di avere ritrovato, per una breve giornata, la serenità e la quiete della mia giovinezza, nella mia terra e fra la mia gente operosa e saggia.
Mi ha chiamato qui un consesso di scienziati che non è guidato da passione, da ambizione, datornaconto; che giudica i fatti dell’uomo obiettivamente come quelli della natura; che non si lasciafuorviare dalle apparenze o dalle suggestioni altrui; e prende le sue determinazioni con lo stesso distacco con cui formula i risultati dei suoi studi.
Per tutte queste considerazioni esprimo a lei, magnifico rettore, a lei signor preside della facoltà di Scienze e a tutti loro, chiarissimi professori, la mia profonda gratitudine per la laurea che oggi mi viene conferita.
[...] la legge del 1953 assegnava all’ENI, insieme con il compito di produrre idrocarburi, quello dellaloro lavorazione e della loro trasformazione. [...] in tal modo l’ente pubblico, considerate le grandidimensioni delle unità produttive della moderna industria petrolchimica, avrebbe prevenuto la concentrazione delle aziende di questo settore in un piccolo numero di imprese private, eliminando così il pericolo della formazione di intese limitatrici della concorrenza ai danni del consumatore.
Le finalità da raggiungere vennero in un certo senso favorite dal rinvenimento a Ravenna di un importante giacimento di metano che, per essere utilizzato nei normali consumi, si sarebbe dovuto trasportare verso le grandi industrie della Lombardia. [...]
Lo schema generale dello stabilimento di Ravenna, così come venne progettato e realizzato,comprende un impianto di piroscissione del metano per ottenere acetilene ed idrogeno. L’acetilenediventa il composto di partenza per la produzione di gomma e di altre materie plastiche; l’idrogeno,a sua volta, insieme all’azoto ricavato dall’aria, fornisce ammoniaca da cui si ottiene tutta la gammadi fertilizzanti azotati.
Sul tronco principale sono innestati altri processi produttivi ed, in particolare, quello del butadiene ricavato da gas liquidi e quello dei concimi complessi, che integrano tecnicamente edeconomicamente la funzionalità e l’efficienza di tutto il complesso. [...]
Una storia analoga si è presentata ora a Gela, in Sicilia. Alla fine del 1956 venne scoperto in quella zona un vasto giacimento di petrolio di alta densità e con elevato contenuto di zolfo. [...]



SULLA DECOLONIZZAZIONE DEGLI STATI E DELL’ECONOMIA

Tunisi, 9-20 Giugno 1960


Io sono qui per rispondere al vostro appello d’investimenti e per aiutarvi nella lotta contro il sottosviluppo.
Non ho paura della guerra d’Algeria.
Non ho paura della decolonizzazione.
Io credo alla decolonizzazione non solo per ragioni morali di dignità umana, ma per ragioni economiche di produttività.
Senza la decolonizzazione non è possibile suscitare nei popoli afroasiatici le energie, l’entusiasmo,necessario alla messa in valore dell’Africa e dell’Asia. [...]
Esiste una condizione coloniale quando il giuoco della domanda e dell’offerta per una materia primavitale è alterato da una potenza egemonica: anche privata, di monopolio e oligopolio.
Nel settore del petrolio questa potenza egemonico-oligopolostica è il cartello.
Io lotto contro il cartello non solo perchè è oligopolistico, ma perchè è malthusiano, e malthusiano ai danni dei Paesi produttori come ai danni dei Paesi consumatori.
Il cartello è anglosassone, ma io non sono contro il mondo anglosassone. Gli indipendenti Americani sono miei amici e hanno molto peso in America e ne avranno ancora di più se ci sarà in america a novembre una nuova amministrazione. [...]
Associandomi con voi, tengo conto che voi avete oggi l’interesse di un Paese consumatore madomani (inshallah) di un Paese produttore. [...]
Io voglio creare qualcosa di più di una raffineria: voglio creare un polo di sviluppo economico nel Sud tunisino.
[...] e vi offro soprattutto la parità, la cogestione, la formazione di una èlite tecnologica perchè non siate il ricevitore passivo di una iniziativa straniera, ma siate soggetto, non oggetto, di economia. Io avrò delle critiche in Italia (perchè non una raffineria in Sicilia?) e voi subirete delle pressioni angloamericane. Non lasciatevi spaventare. Io non mi sono spaventato; il Marocco non si è spaventato. Non spaventatevi neanche voi.



CERIMONIA PER LA POSA DELLA PRIMA PIETRA DELLA RAFFINERIA

Mohammedia, 25 Giugno 1960


[...] Ma nella cerimonia odiena va posto in rilievo, più che l’aspetto strettamente economico d’unainiziativa industriale, la novità e il valore della formula cui ho già fatto cenno. Infatti lungi dall’avere accordato all’ENI una concessione che esso potrà sfruttare a suo piacimento, anche se nell’interessecomune, con la costituzione di una società marocchina si è voluto stabilire una cooperazione attiva, che ha messo fianco a fianco su un piano di equaglianza assoluta e di mutuo rispetto i dirigenti, i tecnici e gli operai dei due Paesi interessati.

 

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