Enrico Mattei Enrico Mattei Enrico Mattei
Enrico Mattei

discorsi - parte seconda


MATTEI SI PREPARA ALLA LOTTA
Petroleum Engineer for Management, 28 Dicembre 1960, intervista di Ernestine Adams


[...] Egli è uno dei principali centri di potenza in Italia: benvoluto dalle persone, un polo di attrazione per il suo personale altamente qualificato che nomina ‘il nostro presidente’ in tono reverenziale.
Possiede armi a sufficienza, e non esita ad adoperarle. Non esitò ad infrangere la formula rispettata del 50-50 per la ripartizione degli utili petroliferi allorchè ottenne la sua prima concessione nel Medio Oriente. Nonostante le sue concessioni nei Paesi arabi, egli acquista petrolio dalla Russia a prezzi che danneggiano i mercati del Medio oriente. Ha ridotto i prezzi dei prodotti petroliferi inItalia e mantiene viva la minaccia di ridurre i prezzi in altre parti dell’Europa. I suoi nemici diconoche i prezzi elevati del gas naturale compensano la mancanza di utili dal petrolio. [...]
Il presidente dell’ENI è indiscutibilmente un grande uomo politico. E ne possiede le qualifiche. Magro e di bell’aspetto, esplica un forte magnetismo personale. Come oratore impone attenzione, sia per il contenuto che per il modo di pronunciare i discorsi. Questi sono scritti bene e sono di altalevatura, che si sia d’accordo o meno con il loro contenuto. Ad ogni occasione egli addossa tutti i guai dell’industria sulle comode spalle delle compagnie petrolifere internazionali. [...]
Mattei deve agire con abilità e rapidità per realizzare una espansione ‘a fungo’ e tenere attivi tutti icanali, dall’acquisto del greggio occorrente all’ENI alla vendita dei fertilizzanti, che hanno un mercato limitato in Italia.
Ciò lo ha condotto a stringere certi accordi che, per usare un linguaggio eufemistico, sono guardaticon disapprovazione dall’industria petrolifera internazionale privata.
E’ stato detto che Mattei reagì aspramente quando l’ENI fu esclusa dal consorzio iraniano, e ilsuccessivo accordo con lo scià di Persia, che modificava le condizioni tradizionali delle concessioni petrolifere, fu la conseguenza di questa sua irritazione.
Tre concessioni (per circa 8.800 miglia quadrate) furono rilasciate ad una compagnia costituita sulla base di 50-50 da una delle società del gruppo ENI e dalla National Iranian Oil Company. Il 50% degliutili netti è assegnato allo Stato dell’Iran sotto forma di royalties e imposte, e il rimanente 50% viene ripartito tra le due parti, di modo che l’Iran percepisce in totale 75% degli utili totali.Successivamente il Marocco concesse diritti di ricerca in un’area di 10.000 miglia quadrate, sulla stessa base. [...]
La massima produzione dell’ENI all’estero è realizzata in Egitto. Una combinazione tra l’ENI e lo Statoegiziano ha valorizzato sin dal 1956 le riserve petrolifere nella penisola del Sinai. Mattei ha anche concluso accordi di concessione con la Tunisia, la Libia, il Sudan e la Somalia. La massima produzionedell’ENI in Italia è concentrata a Gela in Sicilia [...]. Osservai che il progetto di Gela rappresentava un trionfo tecnologico.
Mattei: ‘Siete la prima americana a dire questo’ rispose l’ingegnere Mattei sorridendo con cordialità,ciò che attenuava il rancore delle sue parole.
Quando vidi il presidente dell’ENI in ottobre, egli aveva proprio allora firmato l’accordo con la Russiaper la fornitura di 12 milioni di greggio entro un periodo di quattro anni. Ciò corrisponde a 60.000 barili al giorno su base costante. [...]
Non ritenete pericoloso affidarvi sempre più agli approvvigionamenti di petrolio sovietico? [...]Mattei: ‘A prescindere dal fatto che il petrolio da noi importato dall’URSS copre solo una quotamodesta dei nostri consumi, il moltiplicarsi delle fonti di approvvigionamento rende tale preoccupazione del tutto ingiustificata. L’italia è un Paese forte consumatore ed è giusto che acquistiil petrolio dove lo paga meno. Se gli altri produttori si preoccupano di ciò, hanno nelle loro mani il mezzo per evitarlo: diminuiscano i prezzi. [...]
Va notato che il consumo interno italiano ebbe un balzo del 13% nel 1959 rispetto al 1958 perarrivare ad una cifra di 293.000 barili al giorno, mentre l’aumento nel 1960 è stimato a circa il 22%rispetto al 1959. Questo genere di aumento esige misure drastiche, dato che la produzione è di soli36.000 barili al giorno nel Paese, per lo più in Sicilia’.
Ritornammo all’argomento dell’organizzazione.
A quale termine fate i vostri progetti? Domandai.
Mattei: ‘Abbiamo programmi a breve, a medio e a lungo termine; questi ultimi naturalmente sonosolo di massima. Abbiamo appreso questa pianificazione dagli americani’, osservò egli.
Noi stessi l’abbiamo appresa non tanto tempo addietro; quindi ci avete ripresi abbastanza presto. Esull’argomento degli investimenti?
Mattei: ‘Nel prossimo quadriennio prevediamo di investire circa 230 milioni di dollari all’anno per espandere l’attività. Questa cifra sarà la più grande stanziata stanziata fino ad ora.’
Potrebbe darmi un’idea sulla ripartizione delle spese: quanto per la ricerca? Quanto per gli oleodottiecc.?
Mattei: ‘Circa il 29% è destinato alla ricerca, il 7% ai trasporti, il 28,5% alla raffinazione e alladistribuzione dei prodotti petroliferi, il 15% alla petrolchimica e circa il 20% all’industria nucleare’.Avevo incontrato diversi dirigenti di alto livello dell’ENI, ed ero stata impressionata dalla loro levatura. Chiesi all’ingegner Mattei come facesse ad attirare e trattenere uomini di tale calibro, allorchè vi è una ben nota penuria di buoni quadri direttivi in tutta Europa,
Li pagate forse di più?, Aggiunsi.
Il presidente dell’ENI rispose con molta gravità: ‘Essi credono, come credo io, in ciò che facciamo.La nostra lotta nel mondo del petrolio è un duro combattimento, e per questo dobbiamo avere gli uomini migliori.’
Nella primavera del 1958 la ditta di consulenza direzionale Booz Allen and Hamilton impostò unnuovo piano organizzativo per il decentramento dell’ENI. A San Donato Milanese, città modellodell’ENI dove si trovano le sedi operative, vi sono scuole per tutti, da dirigenti ad addetti alle stazionidi servizio. Negli uffici amministrativi di Roma uno dei funzionari della ditta di consulenza suddettaè entrato nell’ENI ed è oggi a capo della tecnica direzionale. Il gruppo ENI è ormai bene organizzato per soddisfare il desiderio di cognizioni e per offrire possbilità a chi ha ottenuto tali cognizioni.
Che tipo di uomo è costui, che si è costruito un impero negli affari senza compenso materiale? Cosa lo induce a lavorare da dodici a quattrodici ore al giorno? Che cosa vuole egli?
Mattei ha sempre rifiutato uno stipendio e parte del rimborso spese assegnatogli. Quest’ultima èdestinata ad un orfanotrofio. Non ha figli. Con sua moglie, di nascita austriaca, che sposò nel 1936,vive in un modesto appartamento dell’albergo Eden a Roma. Della sua famiglia ancora vivente visono: un fratello a Matelica, un fratello che dirige gli affari di Enrico Mattei a Milano; una sorella coniugata, e una sorella più giovane che conobbi. La signorina Mattei dirige la foresteria in cima al palazzo uffici di San Donato Milanese. Il suo portamento aristocratico è simile a quello del suo famoso fratello.
Apparentemente le sue necessità proprie e quelle della sua famiglia sono facilmente coperte dal suo reddito privato. Data questa circostanza, non è facile stabilire il motivo per cui si è dedicato contutta l’anima agli affari. E anche qui i suoi bisogni personali sono limitati. Il suo ufficio, benchè digusto squisito, non è certamente lussuoso.[...]
Ma vi è un altro punto di vista che può corrispondere ancora di più alla realtà dei fatti. Matteirappresenta un anacronismo nell’industria petrolifera. Egli ha la passione per la industria di un MikeBenedum e la decisione astuta di un John Rockefeller. [...]
Egli lotta ora per costruire una compagnia petrolifera italiana che sarà annoverata tra le massime sulla scena internazionale. Combatte le compagnie petrolifere internazionali per diventarne egli stesso una.
Mi viene detto che il suo unico hobby è la pesca. Ne ha altri?, chiesi, cadendo in una trappola.
Mattei: ‘La pesca è la mia attività di affari, il petrolio è il mio vero hobby, la mia ricreazione’, egli insiste. ‘Sono stato tre volte nell’Alaska, e ogni volta ho preso salmoni in numero sufficiente percoprire le spese del viaggio’.
Lei intende dire che li vende e che paga così le spese?
Mattei: ‘Certamente’.
Può darsi che questo spieghi il successo di Mattei, forse soltanto un hobby può mettere in luce quella specie di abilità senza preoccupazioni che caratterizza i campioni.



INCONTRO CON MATTEI

Roma, 12 Aprile 1961, intervista televisiva alla RAI


Enrico Mattei giornalista (omonimo): ‘Vuole per cortesia spiegarci cosa è l’ENI?’
Mattei: ‘Invece di fornire subito delle cifre o dei dati, preferisco incominciare raccontando un episodio personale. Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo a caccia nelle montagne vicino a Varzi. Andavamo a caccia di pernici e coturnici, su canaloni sui quali si sale e si scende dallamattina alla sera. Allora avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e cominciando all’alba efinendo a sera gli uomini e i cani erano stanchissimi, morti di fatica. Ritornando nella casa dei contadini dove ci riunivamo la sera, la prima cosa che veniva fatta era di dar da mangiare ai cani. Venne qundi preparato un grande catino di zuppa e mentre io mi toglievo gli stivali vedevo i cani con la testa nel catino che mangiavano con voracità. Era una zuppa che forse bastava per cinque cani, non per due. A un certo punto, in un angolo, sentii un miagolio e vidi arrivare un gattino, di quelli che si trovano nelle case dei contadini, magri affamati, deboli. Aveva una gran paura dei cani, ma aveva anche una gran fame. Si avvicinò pian piano miagolando e guardando i cani e siccome questi erano immersi con la testa nel catino seguitava ad avanzare. Improvvisamente, quando avevagià messo una zampa sull’orlo del catino, il bracco tedesco gli diede una zampata lanciandolo a 3-4 metri di distanza, con la spina dorsale rotta. Il gattino respirò ancora qualche minuto e poi morì. Questo episodio mi fece una grande impressione e me ne sono ricordato spesso in questi anni. Noi siamo stati, per i prmi anni, come il gattino alle prese con i cani, tanti erano gli interessi coalizzati contro di noi. Eravamo al centro di una polemica gigantesca, ma abbiamo seguitato a lavorare, a rafforzarci, cercando di non farci colpire. Il tentativo era o di soffocarci o di mantenerci deboli. Pian piano, lavorando con tenacia, ci siamo rafforzati, e oggi il gruppo ENI è una grossa forza, una grande impresa, che può guardare al futuro con tranquillità e fronteggiare vittoriosamente la grande coalizione dei colossi petroliferi.’ [...]
Enrico Mattei giornalista: ‘[...] Che cosa è costato tutto questo in esborso diretto alla collettività nazionale?’
Mattei: ’Molto poco. Tutto quello che lo Stato ha dato sono stati 15 miliardi all’atto della costituzione dell’ENI. E’ noto che l’ENI fu costituito con un fondo di dotazione di 30 miliardi. Quindicimiliardi erano l’apporto che le società del gruppo facevano con quello che avevano già guadagnato e 15 miliardi l’apporto di denaro fresco dello Stato italiano. Da allora non abbiamo avuto più unalira e naturalmente abbiamo dovuto ricorrere al credito.’ [...]
Della Giovanna:’[...] vorrei sapere che cosa ha reso alla collettività, all’Italia, l’attività dell’ENIindipendentemente dal fatto che ha cominciato con 15 miliardi [...]’.
Mattei: ‘Gli investimenti fatti dall’ENI fino a questo momento ammontano a 600 miliardi. 220 miliardi sono stati già rimborsati come ammortamenti, in più abbiamo pagato in questi sette anni più di 200 miliardi di quota lavoro, cioè di stipendi e salari. [...] 100 miliardi di interessi passivi a
istituti di credito [...] e abbiamo avuto circa 45 miliardi di profitti. Di questi 45 miliardi, 10 sono andati sotto forma di dividendi al capitale privato in quelle società dove entra il capitale privato(come l’ANIC; la STANIC; l’IROM) e 35 miliardi sono andato allo Stato. Di questi, 19 miliardi sono stati versati al Tesoro e il resto va, sempre per conto dello Stato italiano, alle riserve e a studi e ricerche, come vuole la legge. Ma oltre a questo, io direi che è stato creato un grande patrimonio, perchè oggi il valore dell’ENI supera di molto i 1000 miliardi ed è un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani, ai lavoratori, ai consumatori e ai contribuenti [...]’.
Della Giovanna: ‘Russia [...]’
Mattei: ‘[...] Abbiamo comprato 12 milioni di t pagando 100 milioni di dollari contro 100 milioni di dollari di materiale italiano che abbiamo esportato guadagnando altri soldi. Noi oggi consideriamo che il petrolio, fra le nostre produzioni e questo che abbiamo comprato, ci costi il 32% in meno del prezzo internazionale. [...]’
Mattei: ‘Si, vede, le compagnie internazionali erano abituate a considerare i mercati di consumocome riserve di caccia per la loro politica monopolistica e noi abbiamo cominciato a rompere questo sistema, perchè ci siamo messi fuori di queste grandi compagnie, di questo grande cartello. Io alla fine del 1959 fui invitato ad incontrarmi con uno dei sette grandi, uno dei più grandi, con un bilancioche è quasi pari al bilancio dello Stato italiano ...’
Granzotto: ‘Una delle Sette Sorelle?’
Mattei: ‘Una delle Sette Sorelle, perfettamente’
Della Giovanna: ‘La maggiore?’
Mattei: ‘Non si può dire chi è la maggiore, ce ne sono due che sono tutte e due le maggiori ... pervedere di stabilire dei rapporti di collaborazione. Erano i primi di dicembre del 1959 ed io andai aMontecarlo, che era il luogo dell’incontro, ed incominciammo a parlare. Avevo con me un giovane ingegnere, un mio collaboratore. Tutta la collaborazione offerta da questo illustre capo riguardaval’Italia: tenere più su i prezzi, guadagniamo tutti di più. [...] Io gli dissi: ‘ Ma credo che in Italia abbiate finito di fare una politica vostra, che da adesso in avanti la faremo noi e cioè è finito il periodo in cuil’Italia faceva la parte del gattino, di cui vi ho parlato all’inizio. [...]
Piuttosto vediamo un pò la Svizzera, la Germania: noi stiamo costruendo un oleodotto, [..] Avete interesse che vi trasportiamo del petrolio? [...]
Mi rispose: ‘ Noi non avevamo nessuna intenzione, ma dato che voi fate questo oleodotto ne faremouno anche noi’. [...] Noi cammineremo da soli.’ Poi mi disse: ‘Che cosa vuol fare in Tunisia?’
Mattei: ‘In Tunisia’, risposi, ‘noi vogliamo costruire una raffineria. E lui mi disse: ‘Voi non farete la raffineria perchè la faremo noi, noi con una delle altre grandi società del cartello, un’altra delle SetteSorelle’. Ed io molto umilmente gli chiesi: ‘che cosa ne penserebbe se invece di farla in due la facessimo in tre?’. Disse: ‘No’.
Allora io tirai fuori dalla tasca la matita, avevo altri argomenti da discutere, lo guardai, li cancellai, egli dissi: ‘Ho l’impressione che non abbiamo più niente da dirci, percò lei il colloquio di oggi se lo ricorderà per tutta la vita. Perchè noi siamo poveri, abbiamo bisogno di lavorare e non possiamo più andare all’estero come dei poveri emigranti che non hanno altra forza che le proprie braccia. Anche noi vogliamo andare fuori come imprenditori, con l’assistenza tecnica e con tutto quello che unPaese moderno come il nostro oggi può dare.’ [...]
In quel momento cominciò per la Tunisia, come era già successo in Marocco, nel Ghana, nel Sudan,una lotta terribile, senza esclusione di colpi.’
Granzotto: ‘[...] crede di non aver commesso nessun errore?’
Mattei: ‘[...] per esempio abbiamo sbagliato Ravenna. [...] quando noi siamo partiti per fare lo stabilimento di Ravenna, dovevamo fare un impianto che doveva produrre 300.000 t di gomma sintetica all’anno. Ve la ricordate tutti la polemica di quei giorni, e cioè che l’impianto era inutile,che il consumo italiano era largamento coperto. Io l’impianto non l’ho fatto della capacità di produzione di 300.000 t di fertilizzanti, l’ho fatto della capacità di 1 milione di t: se l’avessi dichiarato in quei giorni m’avrebbero detto che ero pazzo. E invece di un impianto capace di produrre 30.000 t di gomma sintetica, ne ho fatto uno capace di produrre 100.000 t di gomma sintetica. [...] Ma ledirò che abbiamo sbagliato tutti, noi e loro. Perchè? Perchè quest’anno, per esempio, noi abbiamovenduto il 40% della nostra produzione in Italia: in più abbiamo venduto all’estero [...] E dunque: ogli esperti di allora non erano veri esperti o non vedevano un palmo più in là del loro naso. [...]’



INAGURAZIONE DELLA PIATTAFORMA MOBILE PERRO NEGRO

Marina di Carrara, 24 Agosto 1961


[...] per lo svolgimento di un programma così vasto occorrono mezzi adeguati.
Già oggi il gruppo ENI dispone di due piattaforme mobili, lo Scarabeo, corredato dalla nave appoggio Saipem ed il Gatto Selvatico, un impianto autosufficiente dello stesso tipo del Perro Negro, oltre a due piattaforme fisse, la prima montata nel golfo Persico, la seconda in corso di allestimento nel mare di Gela.
Ad esse viene oggi ad aggiungersi il Perro Negro, che effettuerà sondaggi esplorativi perl’accertamento di strutture nell’Alto Adriatico individuate con rilievo geofisico in mare. La prima ubicazione si trova a 18 km dalla costa di Ravenna, su un fondale di oltre 20 m.
Il Gatto Selvatico ed il Perro Negro, realizzati interamente in Italia, rappresentano quanto di più grade e moderno vi sia nel campo delle piattaforme di tipo autosuffciente. Essi sono in grado di operare su fondali a 35 m [...].



CONFERENZA STAMPA PRESSO L’ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA ESTERA

Roma, Associazione della stampa estera, 14 Febbraio 1962


Mattei: ‘[...] Io vi sono molto grato e sono anche intimidito di trovarmi in un’assemblea così importante, cui partecipano i maggiori giornalisti esteri. Come sapete, io vengo dal mondo del lavoro ed ero un operaio. Non sono quindi quel personaggio così importante che il vostro presidente ha voluto indicare. Sono semplicemente un uomo che, di fronte alle necessità in cui si è venuta atrovare l’Italia per i problemi del proprio Paese, ha fatto tutto quello che era possibile perraggiungere gli attuali traguardi. Da ragazzo, quando ero operario, ho imparato tante cose che poi nel tempo si sono dimostrate false. Ci raccontavano che eravamo un Paese povero e destinato a rimanere povero; un Paese carico di braccia che erano destinate alla emigrazione; un Paese dove non si sarebbe mai potuto fare niente. Ma la realtà è un’altra. A mano a mano mi sono reso contoche molti di questi insegnamenti erano falsi e che noi non eravamo il Paese del dolce far niente come ci dipingevano.
Ho potuto vedere in questi anni come in Italia si lavori moltissimo, come ci si impegni enormemente. E abbiamo cercato, nei limiti di quelle che erano le nostre possibilità, di esportare lavoro e non lavoratori. [...]
E noi crediamo nei rapporti che abbiamo con Paesi depressi, con Paesi che hanno la necessità diiniziare uno sviluppo industriale, di potere offrire un’organizzazione industriale preparata negliuomini e nei mezzi e quindi di poter assolvere un’opera importante di collaborazione. [...]’
Livia Rokach (Radio Israele): ‘Si sa che l’Ente Nazionale Idrocarburi, molto per merito suo, ha impiantato delle attività estrattive petrolifere in Egitto. Trattandosi di una iniziativa di vasta portatae che impegna il contribuente italiano, che è in parte comproprietario dell’ENI, vorrei sapere se lasocietà da lei diretta si è premunita con garanzie economiche e finanziarie nei confronti dellaRepubblica Araba Unita. Se si, di quali garanzie si tratta? [...] E’ vero che lei e persone a lei vicineinfluenzano anche in piccola parte alcune decisioni del ministro degli Esteri? [...]’
Mattei: ‘[...] Quest’anno in Egitto abbiamo una produzione di 4 milioni di t di petrolio, mentre l’anno venturo arriveremo a 6 milioni. Io penso che l’Egitto sia prossimo a diventare un grande Paeseproduttore di petrolio.
I rapporti dell’Egitto con noi sono stati sempre ottimi: noi riceviamo regolarmente tutto quello che ci è dovuto, riteniamo di avere garanzie più che sufficienti. [...]
In generale poi, i rapporti con Israele non riguardano l’ENI, ma la politica del governo italiano.
[...]
Noi abbiamo bisogno di avere dei prezzi convenienti. [...]
Gli arabi vendono la loro produzione attraverso intermediari, il cui pedaggio è pesante. Il prezzo preteso dalle grandi compagnie è formato per il 12-20% dai costi di produzione, per il 40% dalle royalties, che si pagano al paese concessionario e per oltre il 40% dal beneficio delle compagnie, beneficio che noi italiani non intendiamo più pagare. Noi vogliamo stabilire rapporti diretti con tuttii paesi, come abbiamo fatto con l’Unione Sovietica e con l’Egitto. [...]
Nel 1962 il fabbisogno dell’ENI sarà coperto per il 38% da petrolio russo, per il 9% da petrolioiraniano, per il 12% da petrolio di Gela, per il 26% da petrolio egiziano, per il 15% da petrolio acquistato dai francesi e da altri. [...]
D’altra parte come potete pensare che l’industria italiana potrà seguitare ad operare in unasituazione di concorenza sleale? [...]’
John Pasetti: ‘L’ENI porta un contributo considerevole alla politica estera italiana. Ritiene lei chequesto contributo aumenterà con la formazione di un governo di centro-sinistra in Italia? E’ vero che è stato firmato un accordo segreto con il governo provvisorio algerino?’
Mattei: ‘Per quanto riguarda la prima domanda, rispondo che la politica estera non dipende ovviamente da me: il nostro ente è un modesto strumento di cui si può servire il governo italiano e quindi spetta al governo italiano decidere in merito.
Alla seconda domanda, se cioè abbiamo firmato un accordo segreto con il governo algerino, rispondo negativamente. [...] Nel momento in cui tutto sarà tranquillo, noi saremo ben felici dilavorare nel Sahara.’ [...]
Zevi (Agenzia Israele): ‘[...] a quanto ammontano gli investimenti dell’ENI e delle società affiliate all’ENI dal 1957 ad oggi, anche nell’ambito dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa, e a quanto si puòvalutare il reddito annuo di questi investimenti?
Mattei: ‘Gli investimenti dell’ENI, dalla fondazione ad oggi, sono stati 652 miliardi, di cuiammortizzati 217. Abbiamo in programma nei prossimi quattro anni, cioè dal 1962 al 1965, diinvestire 663 miliardi. Il 57% degli investimenti in Italia sarà riservato al Sud. Qust’anno abbiamoavuto quasi 400 miliardi di fatturato. Abbiamo avuto 25 miliardi di oneri finanziari, 106 miliardi oneri tributari, di cui 9 miliardi diretti e 97 indiretti, 60 miliardi di autofinanziamento, dopo aver pagato gli interessi passivi e gli utili, 40 miliardi circa di salari e stipendi. Ma la nostra ambizione è di avere
presto, forse entro tre anni, 100 miliardi all’anno di autofinanziamenti, cioè una massa di denaro tale che corrisponde, per esempio, algi investimenti annui della Cassa del Mezzogiorno, con la differenza che prima dobbiamo guadagnarli e poi stabiliremo come spenderli. [...]’
Mariones: ‘Dell’ENI sentiamo parlare molto spesso; spesso sono critiche molto forti; vorrei porle tre domande:
1) Abbiamo sentito parlare di minaccie di morte contro l’ingegner Mattei, di sabotaggi al suo aereo: cosa c’è di vero?
2) Per quanto riguarda la politica del gruppo ENI all’estero, politica che sembra molto rischiosa con pericolo persino di guerre, vorremmo sapere se questa politica è una politica autonoma dell’ENI o no.
3) Vorrei che ci spiegasse quali sono i benefici che l’economia italiana ricava dall’attività dell’ENI.’
Mattei: ‘Quanto alla prima domanda, è vero che ho ricevuto una lettera di minaccia di morte [...] Il fatto dell’aereo è purtroppo un’altra prova. Non è che questo non mi faccia paura: mi fa pauracertamente. [...] Basta leggere, del resto, per non essere tranquilli, le campagne di stampa di certi giornali. Le stesse domande che ha fatto lei sono ingiuste. Se nonostante tutto continuiamo nel nostro lavoro, è che siamo rimasti troppo distaccati dagli altri Paesi per non preoccuparci del terreno che dobbiamo riguadagnare. Anche se abbiamo paura, dobbiamo seguitare a camminare perchèdobbiamo elevare il tenore di vita del nostro Paese. All’altra domanda che lei mi ha fatto rispondoche tutte le iniziative che abbiamo preso sono state regolarmente autorizzate dal governo italiano.’[...]



VISITA DI MALLAM MAITAMA SULE, MINISTRO NIGERIANO DELLE MINIERE E DELL’ENERGIA

Roma, 21 Marzo 1962


Con l’accordo di cui sono stati oggi firmati i preliminari, vengono poste le premesse d una proficua collaborazione fra l’Italia e la Nigeria nel settore petrolifero, dal quale il governo nigeriano si attendeun apporto decisivo allo sviluppo economico del Paese. All’accordo si è giunti rapidamente, dopoche il governo federale ebbe aperto, il 1 febbraio scorso, la gara per la concessione delle aree del Delta del Niger, in precedenza restituite dal consorzio Shell-British Petroleum. [...]



I POTERI CHE SCONCERTANO L’OPINIONE PUBBLICA

Corriere della Sera 27 Luglio 1962, lettera di Mattei in replica ad alcuni articoli di Indro Montanelli


Signor direttore, nei cinque articoli che il dottor Montanelli ha dedicato all’Ente NazionaleIdrocarburi ed alla mia attività sono contenute valutazioni di ordine generale o apprezzamenti su persone cui non replico, insieme con numerose inesattezze e deformazioni della realtà, che non possono invece passare sotto silenzio e alle quali risponderò raggruppandole per argomenti. La invito pertanto, a norma dell’articolo 8 della legge sulla stampa, a pubblicare le seguentiprecisazioni. [...]



VISITA DEL PRESIDENTE SEGNI AL VILLAGGIO ENI DI CORTE DI CADORE

Borca di Cadore, Agosto 1962


[...] Corte di Cadore è, per eccellenza, il villaggio sociale dell’ENI. [...] centro in cui, in assoluta parità di diritti e in completa fraternità, vengono ugualmente a riposarsi operai, impiegati, dirigenti, con le rispettive famiglie.
Si parla tanto di socialità, ma si riconosce poco che essa non è se non uno degli aspetti della fraternità cristiana, espressione del più vasto dovere che ci lega ai nostri simili e che non puòestrinsecarsi solo nell’assistenza e nella mutua comprensione. [...]



UNA PROMESSA IN SICILIA

Gagliano Castelferrato, 27 Ottobre 1962


[...] Amici miei, anche io vengo da una provincia povera, da un paese povero come il vostro. Pure oggi c’è qua della nostra gente, io sono marchigiano, quelli sono paesi poverissimi, che viene a lavorare in Sicilia: perchè prima di qui, in Alta Italia e nel Centro Italia, abbiamo fatto ricerche minerarie come queste, e quindi abbiamo creato le scuole, abbiamo creato gli uomini che operanoin Sicilia e pensiamo di mandare anche siciliani in altre zone d’Italia. Poi, con le riserve che sonostate accertate, una grande ricchezza è a disposizione della Sicilia.
Amici miei, noi non vi porteremo via niente. Tutto quello che è stato trovato, che abbiamo trovato, è della Sicilia, e il nostro sforzo è stato fatto per la Sicilia e per voi. [...]
[Dalla piazza una voce interrompe]: ‘Così si può levare questa miseria di Gagliano’
[Rivolgendosi all’anonimo]: amico mio, io non so come lei si chiami, ma anch’io ero un povero come lei; e anch’io ho dovuto emigrare perchè il mio paese non mi dava lavoro: sono andato al Nord, e adesso dal Nord stiamo tornando al Sud con tutta l’esperienza acquistata. Noi ci impegnamo con le nostre forze, con le nostre conoscenze, con i nostri uomini, a dare tutto il nostro contributonecessario per lo sviluppo e l’industrializzazione della Sicilia e della vostra provincia. [...]
Sapevo che un giorno sarei venuto in mezzo a voi, che voi mi avreste guardato con simpatia e affetto. [...]
Sono piccoli problemi: l’importante è questa enorme massa di risorse che da oggi è messa a disposizione della Sicilia, e sulla quale si potrà e si dovrà costruire, se ci sarà l’impegno di tutti.



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